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Per la fuga di diversi alienati.

Per la fuga di diversi alienati.

Data di pubblicazione:

2 Novembre 1913

Titolo:

Per la fuga di diversi alienati.

Testata giornalistica:

Il Tirreno

TAG:

Intervista al dottor Scabia

Vista la nota di cronaca della Scintilla relativa alla fuga diversi alienati una settimana, data l’intonazione con la quale si esponevano i fatti e l’asserziene che si volesse mantenere il silenzio, in guisa che potesse squarciarne il mistero, abbiamo interpellato il Direttore del Manicomio, il dott. Scabia.

Riassumiamo quanto egli ebbe a dirci:

Rispondo volentieri alle sue domande rompendo subito I impenetrabile che nasconderebbe le fughe.

Prima i fatti sulla falsariga dei documenti, poi il commento.

Orsini Egisto, criminaloide folle morale era stato affidato il 23 Agosto all’infermiere Poli perché lo aiutasse ne le sue operazioni di barbiere alla colonia agricola Esquirol.

A un certo momento I’Orsini chiese di uscire dalla casa colonica per una sua necessita.

L’infermiere doveva indirizzarlo al luogo comodo o diversamente, sorvegliarlo.

Egli non fece né una cosa né l’altra, l’Orsini fuggi.
Accortasene, poco dopo, furono inviati 8 infermieri alla ricerca ed il fuggitivo fu raggiunto, dopo mezz’ora, a Mazzolla che dista poco dall’Esquirol

L’infermiere responsabile fu punito con lire cinque di multa e la sospensiva di un permesso.

La notte del 14 Ottobre, Adami Antonio criminale amorale, ad ore 23 fuggiva dal padiglione Zacchia annodando alcune lenzuola.

Era di servizio notturno infermiere Veracini Guido, il quale contro ogni desposizione regolamentare si servì nella notti del ricoverato per farsi aiutare nel servizio.

Fu cosi che l’imprudente infermiere lasciò aperte tutte le porte di comunicazione della sezione, e fiducioso, lasciò libertà di azione all’Adami che potè preparare la sua fuga con tutta comodità avendo a portata di mano le moltissime lenzuola che occorrono per il cambio notturno.

Avvertito, subito della fuga il Direttore, ha provveduto parche dieci infermieri ne facessero immediata ricerca.

Non fu possibile trovare l’ Adami, perché scioltesi le lenzuola che gli servirono per fuggire, cadde riportando semplice distorsione della articolazione tibio-tarsica destra e sinistra che gli arrecò tale dolore da trovarsi nell’impossibilita di fuggire, così che riparo in un prossimo fienile dove fu al mattino visto dal contadino.

Essendo patente la responsabilità assoluta del infermiere noncurante, fu immediatamente licenziato dal Direttore, il quale più di cosi non poteva fare e certo a lui non si possano addebitare responsabilità se un infermiere ha trasgredito ai regolamenti ed ai precisi ordini da lui impartiti.

Questi i fatti. – Ora ecco i suoi commenti:

La nota, come Lei giustamente ha rilevato, ha uno schietto carattere di personalità che è indice di certi sistemi di lotta; è un cattivo tentativo di rivincita per le robbiane; l’intonazione lo dice chiaramente: «non le robbiane ma i matti fuggono».

Se chi ha scritto quella nota vuole divertirsi, egli ci disse,

“sulla mia persona faccia pure, non me ne importa, sul terreno delle personalità, per mio conto, non mi troverà mai nessuno. Ma la maligna intenzione deve essere assolutamente frustrata quando si vuole colpire l’Istituto.

Per questo siamo, continuò, al coperto, tranquilli nella coscienza del nostro dovere sanzionato anche nell’ultimissima relazione della commissione tecnica governativa sui Manicomi che è tutta un inno di lodi.

Prima delle robbiane sulla Scintilla non si è mai trovato nulla da dire sul Manicomio eppure la percentuale sulle fughe, o tentate tughe, era la stessa.

I diversi fuggiti poi, sono due ripresi uno dei quali dopo mezz’ora; le fughe non sono avvenute in una settimana, ma bensì l’una in Agosto e l’altra in Ottobre.

Ma ancora noti bene, ci disse il Direttore, si tratta di due criminali folli morali, di malati che sono qualificati come la peste dei Manicomi, individui complottatori e striscianti, lucidissimi capaci d’ingannare le più esperta persona

Si capisce cosi come facilmente gli infermieri siano creduli alle loro parole.

Le fughe di criminali pericolosissimi sono quotidiane in tutti i manicomi del mondo.

Ed in prove di quanto asseriva, il Direttore ci fece leggere una teoria di articoli su fughe di tali malati, dai principalissimi manicomi per quanto cintati di mura e con celle di sicurezza: fughe clamorose a 3 a 4.

Leggemmo anche un articolo sulla Tribuna del chiarissimo prof. Mingazzini, Direttore del Manicomio di
Roma, in difesa appunto per questo genere di fughe, nel quale additava Volterra per la meravigliosa organizzazione.

Ed il Direttore ci fece notare che nel bilancio annuo delle fughe egli ha segnato il numero di 12 e mai si e raggiunto il numero di 6!

Quasi sempre si è trattato di tentativi per trascuratezza di qualche infermiere.

Egli ad onta che qualcuno malignamente parli segue nettamente i suo concetto direttivo, ne lo modifchera mai.

Preferisce qualche fuga alle coercizioni, all’inerzia, alle pesanti mura, alle sbarre di ferro (e fugono lo stesso!) vuole la grande, la vera libertà, non mura di cinta. non legami, non camicie di forza, ma dovunque attività, lavoro che dà salute e vita.

Egli sfida a provare che esiste in Italia – senza far torto ad alcuno – un istituto così aperto come il nostro dove i lavoratori arrivano alla percentuale anche dell’80 per cento.

Per pochi facinorosi criminali non devono soffrire 900 veri malati di mente i quali devono vivere in ambienti che loro ricordino quanto più è possibile la famiglia le antiche abitudini ed occupazioni.

Terra ed officine.

I sacerdoti, ad esempio che impazziscono (ne ho curati diversi che furono dimessi guariti e lo sanno i calunniatori) in S. Girolamo non hanno mai lasciato le loro vesti per evitare il disorientamento, e per quanto è stato possibile hanno sempre affinato.

Molte altre cose ci disse il Direttore, ma noi pensiamo che per chiarire i pretesi misteri abbiamo riferito quanto basta.

Certo se chi ha scritto sulla Scintilla ci avesse pensato un solo minuto, non avrebbe – a scopo di personalità – toccato un tasto per il quale il Direttore è invulnerabile e forte poiché l’indirizzo che dà all’Istituto rappresenta uno dei più moderni e lodati metodi di cura e assistenza del malato di mente.

Quando si dice della serenità di qualche parte!

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