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Per il pseudo tentato furto e per la conservazione delle Robbiane (1913)

Per il pseudo tentato furto e per la conservazione delle Robbiane

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I lettori si sono accorti che oramai è più facile indovinare un terno al lotto che il pensiero della Scintilla

Ma in nome di Tirreno che cosa vogliono con la lettera diretta al sig. Dei?

A proposito anche questo è un fatto nuovo negli annali del giornalismo.

Frate Galletti pubblica una lettera; il sig. Dei che si ritiene toccato risponde pubblicamente.

Ebbene Galletti scompare e la Scintilla si sostituisce a lui scrivendo una lettera al Dei!

Cosi facendo si liquidano gli uomini; o che forse proprio temevano che il Galletti non fosse all’altezza da poter neppure tentare una difesa?

Ma, se c’è stato uno schiaffo, stia tranquillo il Galletti e stato vendicato, perché se scriveva lui, per quanto male, si sarebbe diteso meglio.

Perciò coraggio, via se non è quella del Dei la cassa di cervello che ha partorito il furto, qual’è?

Ditelo sia pure con quel dolce stile fiorentino di S. Frediano (o che burletta l’è questa? la faccia il piacere) al quale ci volete abituare da quando adoperate, consule M. E., il vocabolario della crusca.

Venite fuori una volta dalle nebbie grigie lasciate l’equivoco e la battaglia sia chiara.

Perché voi sapete che un malato avvertiva il Dei di richieste a lui fatte, di proposte di fuga e di furto e che Dei, sentito questo, senza indugiare, avvertiva Il Medico di guardia, il dott. Bini, che tosto chiamava la questura perché si occupasse della faccenda se ne vedeva gli estremi.

E voi sapete che un infermiere, mandato dal Dei, arresta un galantuomo con crocifissi atti a rompere i muri, a scassinare porte.

Adunque parlate, dite; i lettori hanno il diritto di lamentare la vostra titubanza, di non essere abbeverati con notizie inesatte.

È questione di serietà.

Si capisce che siete proprio a corto di argomenti.

Di quanto scrivete una cosa sola è vera.

Al Manicomio ci sono dei Galletti che hanno un ministero, che dipendono e, ci assicurano, il loro canto è stato smorzato e lo sarà di più se si dimenticheranno la reverenza pei morti.


L’on. Dello Sbarba ci comunica la seguente lettera della Direzione della R Soprintendenza ai monumenti per le Provincie di Pisa, Lucca, Livorno, Massa, Carrara.

Noi non possiamo che fidare nel prof. Péleo Bacci, del quale non solo conosciamo il valore, ma il possesso anche di quelle rare doti di coscienza obiettiva nel giudicare dei pericoli che possono correre delle preziose opere d’arte.

« Pisa 29 Settembre 1913

« On Avvocato

« Di ritorno dalla Baviera trovo stamani la sua lettera.

Mi occuperò subito personalmente della cosa: a nessuno più che a me può stare a cuore la tutela delle Robbie di S. Girolamo a Volterra.

Di ciò rassicuri l’amico suo.
« dev.mo aff.mo

« firmato Pelèo Bacci»


In proposito riceviamo la lettera seguente:

Egregio sig: Direttore del « Tirreno ».

Permetta ancora un rigo di risposta a quanto mi dirige la Scintilla.

« O che c’entra il Sig. Dei in questa faccenda? »

C’entra di certo, rispondo.

E a chi, se non a me, potevasi alludere con quella cassa a cervello che avrebbe partorito il furto delle Robbiane?

Infatti fui io che per primo seppi della presenza del Menichini nei paraggi del Manicomio, fui io che venni per primo a conoscenza del suo piano por il furo [furto N.D.R.] e che udii, con i miei orecchi, chiedere ad un ricoverato utensili adatti a tale scopo, e fui io che subito ne feci rapporto al medico guardia Sig. Dott. Bini, il quale prese i provvedimenti che ritenne del caso.

Ogni divagazione della Scintilla è quindi fuori di luogo, ogni deviazione, se può essere utile ai suoi fini,
non è ne retta, ne seria.

Ringraziandola la saluto.

Dei Nicodemo

Intemperanze

Intorno al disgustoso e deplorevole incidente provocato da frate Galletti, per la sua intemperanza, che ha finito per condurlo a mancare di reverenza ai morti mancare di reverenza al morti, di rispetto a istituzioni e ad una benemerita arciconfraternita nell’esercizio del suo ministero, non avremmo scritto parola, perché da qualcuno non si pensasse che noi avremmo voluto ingrandire la questione e perché il Corazziere aveva sintetizzato l’azione di quel frate con la frase scultoria: Hanno perduto la testa.

Ma é dovere nostro pubblicare l’ordine del giorno – fiero e dignitoso – inviatoci, cortesemente, dalla Magistratura (non massone speriamo!) dell’Arciconfraternita della Misericordia fiduciosi che in superiore loco si vorrà provvedere secondo il desiderio di questa associazione

«La Magistratura della Arciconfraternita della Misericordia riunitasi la sera del 1 Ottobre 1913, presa cognizione del rapporto dei Capo guardia Sigg. Calvani Fabio e Sensi Contugi Paolo relativo ad un disgustoso incidente avvenuto la sera del 30 Settembre p. p.

« Considerato come il Padre Galletti Parroco di San Girolamo dimentico di ogni rispetto verso una istituzione che stima e considerazione ebbe sino ad ora da ogni classe e da ogni partito, calpestando quei doveri che dovrebbero esser caratteristica di un ministro del culto abbia inveito contro i Fratelli della Misericordia con insulti volgari e minacce mentre essi si prestavano ad uno dei loro più nobili uffici quale è il trasporto dei cadaveri;

« Riconosciuta la necessità di sottrarsi a provocazioni ed ingiurie che attestano solo il grado di educazione e di civiltà di chi ne è autore, nonché di evitare una giustificabile ma non piacevole reazione; Mentre fa plauso al dignitoso e tollerante contegno tenuto dai fratelli in sì deplorevole contingenza;

DELIBERA

Che la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia a tutela del proprio decoro e dei principi che la informano si astenga in avvenire dal servizio per trasporto dei cadaveri nella Parrocchia di San Girolamo quando per tale ufficio dovesse trovarsi in rapporto diretto con lo attuale Parroco Galletti

Per il pseudo tentato furto e per la conservazione delle Robbiane (1913)