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Il ballo del Crisantemo alle Stanze Civiche


Data di pubblicazione:

15 Febbraio 1914

Titolo:

Il ballo del Crisantemo alle Stanze Civiche

Autore:

SPECTATOR

Testata giornalistica:

Il Tirreno

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C’era un pericolo per la riuscita di questa festa: la grande aspettativa come di un avvenimento straordinario e quindi diffusa una curiosità impaziente diffusa nell’animo di ognuno di vedere, di ammirare, di giudicare: ma diciamolo subito, il pericolo scomparve e la festa trionfò nel senso più assoluto della parola.

E fu trionfo di eleganza, di colori, di luci, di fiori, di bellezza, di grazia e sopratutto di brio e di fusione di tutti gli elementi: una serata trascorsa tutta in un sogno di giocondità ideale, sparito in un attimo e alla quale il pensiero ritorna con eco nostalgica e gradita…

Ma vediamo di descrivere alla meglio la sala.

Dalle pareti pendono quadri di tutte le dimensioni e fotografie di costumi giapponesi, ricchi arazzi pagliettati in oro, armi originali e preziose e negli angoli vasi artistici, cofani di ebano con incrostazioni di madreperla, paraventi in stile orientale, figurine caratteristiche e ninnoli graziosi; e scendono dall’alto più lampadari, dalle pareti, dal palco dell’orchestra enormi fasci di crisantemi multicolori, bellissimi, perfettamente imitati, di tutte le foggie e di gigantesche proporzioni, il fiore simpatico venuto dall’oriente lontano il di cui simbolo è oramai trasformato in na significazione di viva bellezza e di giocondità.

Dalla sala da ballo si accede in un attiguo ridotto dove la trasformazione ha quasi del miracoloso: qui siamo in pieno ed assoluto Giappone e tutto l’addobbo ne dà la perfetta illusione.

A sinistra la pagoda svelta ed elegante colle sue linee architettoniche caratteristiche, sotto la quale si dispongono in bell’ordine dei servizi da thè su tavoli intarsiati, colonne con sopra delle vasche nelle quali si muovono lentamente e come trasognati dei pesci dai vividi colori, figure di cinesi negli angoli contornate dal fogliame di piante esotiche fra le quali si librano in alto dei multicolori e caratteristici lampioncini di carta dalle foggie bizzarre, che piovono una luce discreta, attenuata come di tempio, fortemente suggestiva.

In fondo un chiosco tutto verde di piante con delle piccole poltroncine di vimini con cuscini lavorati e tavoli minuscoli coperti da centri di lavoro fine e squisito, ninnoli e fiori dappertutto.

Un altro chiosco a destra, fa vedere dalle severe linee delle sue aperture tutta una esposizione di dolci, di cioccolate, di biscotti, di liquori egualmente cari ai popoli di oriente e… di occidente!

In alto domina un colossale ombrello che apre la sua rotonda mole istoriata su tutta quella grazia di Dio, in atto di celeste protezione!

Ma per poco, che la tentazione è grande !

Anche in questi recessi l’addobbo è stato curato con fedeltà scrupolosa e tutto spira come un profumo ed un senso dei lontani paesi, onde il mondo attinse le prime luci della civiltà e del progresso.

Viene la voglia di sprofondarsi in una delle poltroncine, fra il verde dei bambù e sotto i
fasci di crisantemi, raccogliersi, chiudere gli occhi e sognare

Ma il risveglio è pronto : l’orchestra attacca la prima polcka e le coppie avide di piacere, si slanciano nel giro vorticoso della danza.

Un’occhiata alla sala invasa adesso da un gran palpito di giovinezza e di vita, e mano al taccuino per raccogliere nomi e toilettes, un’impresa tutt’altro che facile cui mi accingo con tremante core!

Ma ho al mio fianco l’amico Menotti maestro di colori, ed egli mi aiuterà nella difficile dizione, dividendo da buon Cireneo il rischio di qualche eresia od omissione!

E passano cosi in una visione di grazia e di eleganza: le signorine sorelle Inghirami in celeste, la signorina Allegri in bianco, signorina Amoretti in bianco, signorina Quadri in verde tenue, signorina Ada Inghirami in mauve, signorina Mossino in bianco con cintura tango, signora Mossino in tango merletto nero, signora Zaira Viti in noisette a fiorami, signora Benini paillette nero argento, signora Quadri in nero, signora Marchi in nero, signorine Marchi in rosa, signorine Sensi Contugi in celeste, signora Barbafera merletto nero su fondo freise, signora Lazzeroni in nero, signorina Lazzeroni in bianco, signorina Grilli in bianco, signora Domenicano paillette argento, signora contessa Guidi chiffou nero, signorina Guidi in velluto nero, signora Natoli in verde, signora Allegri merletto nero su fondo grigio, signorina Righi in sérise, signora Bessi in nero, signora Flora Inghirami paillette nero, signora Falconcini in nero, signorina Bianca falconcini chiffou nero su fondo viola, signorina Bessi in bianco, signorina Calamai in nero, signorina Spadini velluto nero signorina Cesarina Bianchi bigio elettrico, signora Messa in bianco, signorina Bensi in giallo tenue, signora Giovannoni in bianco, signorina Lidia Fantozzi in bianco.

Uno stuolo di eleganti cavalieri gremisce la sala, dove, ai soliti sbocchi, trova posto una rappresentanza troppo numerosa della mobilia maschile!

Le uniformi: cap. Vattani dei Reali Carabinieri, cap. Bargi e sottotenente Dainelli di fanteria e sottotenente Palmieri del Genio, che ha trovato naturalissimo venire apposta da Verona.

Marsine, smoking e affini: il cav. Mossino, Sottoprefetto, il conte Fabio Guidi, il comm. Michelangelo Inghirami, il cav. Pier Nelio Inghirami, il Presidente del Circolo prof. Luigi Scabia, l’ing. Allegri, il dott. Giovanni Quadri, il cav. Amoretti, il cav. Falconcini, il prof. Bessi, il cav. avv. Francesco Paoletti, l’avv.
Daniele Barbafiera, l’avvocato Sestini. i dottori Benini e Natoli, i signori Bensi, Poggioli, Rossi, Mazzini,
Luchini, Maffei, Sensi, Trafeli, Orzalesi e tanti tanti altri di cui ometto per brevità i nomi

Le danze si seguono piene di animazione e di brio e le ore volano: la classica quadriglia ha reclutato tutto l’elemento femminile e fra i cavalieri parecchie teste biancheggiano; sono oltre 40 coppie che si stringono dappresso, e che si sforzano di udire la voce stentorea del cap. Bargi che lancia i comandi con tutta la forza dei suoi polmoni, ma che molte coppie, si ostinano a intendere…..a rovescio forse in segno di protesta per il gergo dei nostni fratelli di oltralpa!

Siamo all’ora del riposo… per i piedi, ma di lavoro per le ganasce e la folla invade la pagoda e il chiosco dove ci attende una sorpresa graziosa: le signorine Allegri, Guidi, Taddeini, Falconcini e Quadri;si sono trasformate in altrettante mimose e indossato il caratteristico costume distribuiscono alle coppie thè, sandwich e dolci.

Alla confezione del thè presiede con cura intelligente amorosa la signora Mary Allegri e noi possiamo gustare, mercè sua, una squisita tazza (giapponese s’intende) della bibita orientale.

All’una e mezza si riprendono le danze, questa volta in costume : i cavalieri con tanto di pijamà, con zucchetto e codino; le signore in Kimono e crisantemi nei capelli.

Siamo in pieno impero celeste ed il colpo d’occhio è davvero caratteristico: un giapponese autentico dalla smorfia perfetta è Marcello Poggioli; un giapponese che fa l’indiano l’avv. Sestini ed un bonzo in carattere il Del Colombo, che porta con severa dignità il suo bel costume!

Sulle teste delle coppie danzanti si agitano i caratteristici ombrellini, mentre Bargi il maestro delle danze cap. Bargi si fa in quattro e più, per impartire ordini dare comandi, distribuire i doni per la danza finale: il cotillon.

Esso riesce animatissimo, i gingilli graziosi, tutti nipponici vengono scambiati tra le dame e i cavalieri, la giocondità è al colmo, l’allegria, il brio si sfrenano nelle ultime battute della bella festa, mentre la soddisfazione è sulle labbra e negli occhi di ognuno, ed evidente il rimpianto per quelle ore indimenticabili, portate via in un attimo, la cui eco rimarrà a lungo nel cuore di molti!

E siccome per le cose riuscite veramente bene, non si deve essere parchi di elogio, cosi io chiudo questi appunti affrettati con una parola di plauso sincero per il Presidente del Circolo prof. Scabia che ideò e volle la festa con quella fermezza e perseveranza che egli possiede e che della festa fu l’anima viva e geniale: all’ing. Allegri che felicemente disegnò i bozzetti e diresse i lavori, agli esecutori Menotti Caluri, Nesi Giulio, Trafeli Giovanni e Dei Nicodemo che compirono veri miracoli di eleganza e di buon gusto.

Anche il servizio del buffet disimpegnato dal sig. Ugo Benedetti fu inappuntabile.

Piccole meraviglie della serata:
Le calzette di seta trasparente che occhieggiavano dal piedino civettuolo di Miss Raule des Rouges!
La catena di Amonasro, padre (ahimè,soltanto !) di Aida !
Il Mikado della festa: Columbus terrantolus (vulgo, piccion grosso !).
Il codino….. dei futuristi Cosi e Sestini!
Le quadriglie comandate in giapponese!

SPECTATOR

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