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Fallito il suicidio riesce l’evasione (1950)

Fallito il suicidio riesce l’evasione (1950)

Data di pubblicazione:

16 Marzo 1950

Titolo:

Fallito il suicidio riesce l’evasione (1950)

Testata giornalistica:

Corriere della Sera

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Fallito il suicidio riesce l’evasione

le drammatiche vicende di un ladro di automobili

La scoperta d’una «centrale» del commercio clandestino delle automobili rubate e rimesse in circolazione, sia dopo una complicata operazione di «truccatura», consistente nella riverniciatura e nell’alterazione del numeri del motore e del telaio, sia nello smontare le macchine, per rivenderne i «pezzi» più ricercati, metteva, giorni fa, i carabinieri sulle tracce d’un pericoloso ladro: Il trentasettenne Umberto Mancini fu Cesare, nato a Roma.

Il Mancini, negli ultimi tempi aveva commesso due furti del genere a lui abituale, a Milano.

Il primo era stato messo a segno in piazza Oberdan, dove il Mancini s’era impossessato di un’automobile di media cilindrata, appartenente al signor Ettore Galli di Martino, di 47 anni.

L’altro furto era avvenuto in corso Venezia, dopo pochi giorni.

Vittima, questa volta, il trentaquattrenne Riccardo Forino di Ferdinando, abitante in via Bassi n. 21, derubato d’una vetturetta utilitaria.

Tanto il Forino, quanto il Galli avevano notato prima della «scomparsa» delle rispettive macchine, la presenza di un individuo che a loro era parso sospetto.

E non s’erano ingannati: l’individuo sospetto era il Mancini un uomo dal passato più che burrascoso.

Nel settembre del 1948, Umberto Mancini era stato Infatti arrestato e rinchluso nelle carceri di Como.

Egli approfittò d’un momentaneo rallentamento della sorveglianza per tentare di svenarsi.

Era già riuscito a ferirsi a un polso, quando un agente di custodia se ne accorse, intervenne e diede l’allarme.

Il Mancini, grazie alle pronte cure prodigategli, guarì e venne internato nel manicomio di Volterra.

Forse Il trasferimento rientrava nel piano del mancato suicida.

Dopo aver studiato l’ambiente, il Mancini, una notte del dicembre scorso, trovò modo di evadere.

Il malfattore, facendo ricorso a cento espedienti, raggiunse Milano e cominciò a frequentare gll ambienti più malfamati, nei quali divenne presto una figura abbastanza in vista.

Nella seconda metà di febbraio, rubò le due automobili e le vendette al proprietario di un’autorimessa di via Ripamonti 198.

Mario Fusari fu Giuseppe di 34 anni che «s’interessava » di tale traffico.

Il Fusari venne poi arrestato dal carabinierI.

Umberto Mancini, invece, con venticinquemila lire, ricavate dalla vendita delle due macchine — si trattava di un «anticipo» — si recò a Genova.

La polizia di quella città, informata dell’arrivo del ladro, lo rintracciò e lo trasse in arresto.

Due giorni fa, il Manclni veniva accompagnato a Milano da alcuni uomini della polizia di Genova.

Il malfattore sembrava rassegnato al suo destino.

Le sue intenzioni erano però ben altre.

Bastò un attimo di distrazione, perché il Mancini riuscisse a fuggire, e a dileguarsi.

Si crede che il ladro non abbia potuto allontanarsi da Milano.

È infatti In corso un’operazione, che dovrebbe portare, a breve scadenza, ad un nuovo e, si spera, più duraturo arresto del troppo guizzante malfattore.

Fallito il suicidio riesce l’evasione (1950)
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