A Volterra i «matti» sono sempre meno ma c’è chi sogna la fossa dei serpenti

  • Data:
    06 Maggio, 1980
  • Giornale:
  • Autore
    Andrea Lazzeri
A Volterra i «matti» sono sempre meno

  • Data:
    6 Maggio 1980
  • Giornale:
  • Autore
    Andrea Lazzeri

Convegno di comunisti sull’ospedale psichiatrico

La riforma ha dato i primi risultati ma sono ancora molti gli ostacoli da superare – Le inadempienze del governo ed il tentativo di rivincita delle forze più conservatrici sulla legge psichiatrica

Dal nostro inviato

VOLTERRA (Pisa) – I volterrani ormai, ci hanno fatto l’abitudine, ed anche per i giornali «non fa più notizia»: le alte mura che chiudevano l’ospedale dei matti sono scomparse.

Così come non rimane traccia dei robusti cancelli custoditi dai guardiani, non ci sono più i letti di contenzione, le camicie di forza la fossa dei serpenti e tutti quegli altri arnesi medioevali che servivano per «ridurre alla ragione» i pazienti più esagitati.

Oggi si può camminare liberamente tra i vecchi padiglioni, la gente passeggia con la tranquillità che deriva dalla abitudine, nei giardinetti che si trovano all’ingresso.

Chiunque può andare a prendere il caffè allo spaccio del manicomio.

Tutto ciò non fa più meraviglia.

i cittadini l’hanno ormai catalogato tra le cose normali.

È normale che tra qualche mese una buona parte degli ex-padiglioni psichiatrici.circa la metà siano riconvertiti in ospedale «civile» per il servizio di medicina chirurgica.

Eppure non’ è trascorso molto da quando la chiusura del «psichiatrico» era stata vista come una vera e propria sciagura e per la città di Volterra si dipingeva un triste futuro di disoccupazione e di crisi.

Democrazia Cristiana e partito Liberale, spalleggiati da un insulso foglio locale. avevano indicato in quei «pazzi» di comunisti e nel famigerato direttore dell’ospedale i responsabili dell’ormai prossimo disastro economico.

Erano paure facilmente evocabili in chi per decenni era stato abituato a vedere nell’ospedale un ambito e tranquillo sbocco occupazionale; tra il personale c’era chi guardava con apprensione alle nuove teorie degli «psichiatri d’assalto» che rompevano vecchi rapporti di potere e sacche di privilegio assai diffuse anche tra chi non era e non sarebbe mai divenuto un «barone».

Poi fu il governo di unità nazionale e venne la legge che «apriva i manicomi».

A Volterra apparvero sui muri manifesti che con un linguaggio in bilico tra l’isterismo, la diffamazione ed il truculento, annunciavano la catastrofe.

Ora, a due anni di distanza dall’applicazione della legge sulle malattie mentali. tutto quel gran fracasso sembra essersi quietato, almeno in apparenza.

Nessuna delle previsioni compiute dagli oppositori alla riforma si è avverata.

La crisi a Volterra non c’è stata, la riforma ha dimostrato di non essere un’utopia.

Significa che le resistenze sono state sconfitte dinanzi all’evidenza della bontà della legge? Tutt’altro.

Il convegno organizzato dalle federazioni comuniste di Pisa e Livorno ha fatto suonare un nuovo campanello di allarme.

I «siluri» contro questa riforma (in generale contro la riforma sanitaria) si sono intensificati.

Basti un esempio: nella commissione ministeriale che ha il compito di dare le indicazioni per la migliore attuazione della normativa, sono confluiti molti vecchi arnesi del potere psichiatrico ed alti funzionari dei ministeri che hanno sempre manifestato la propria opposizione alla legge.

Chi si era battuto per la sua applicazione è rimasto fuori dalla porta. «Si aggiungano le inadempienze governative — dice Sergio Scarpa, della sezione ambiente e sanità del PCI — e ci si rende conto che è in atto una vera e propria campagna antiriformatrice: in questi mesi dovevano essere varati circa 33 decreti delegati in materia di sanità.

Ne sono stati approvati 5 o 6. Al centro di tutto — aggiunge Scarpa — vi è l’ostilità di quelle forze politiche che nel ’78 durante il governo di unità nazionale, votarono a favore».

I problemi si accavallano —.

Spesso per far camminare la nuova legge è necessario fare ricorso al sacrificio volontario di una parte degli operatori che. in assenza di qualsiasi riconoscimento. hanno accettato di trasferirsi nel territorio, fuori Volterra.

Inutile dire che i comunisti, anche in questo frangente, non si sono tirati indietro.

A questi compagni — ha detto nella relazione, Brunello Ticcia — va il riconoscimento del partito.

Al di là delle previsioni e delle indicazioni generali — ha aggiunto — non è stato ancora possibile in Toscana trovare un accordo con i sindacati sulla mobilità».

A Volterra si è cercato di smussare gli ostacoli raggiungendo un accordo con il sindacato unitario di zona.

L’accordo è però valido per un’area territoriale troppo limitata che non corrisponde al e bacino di utenza >.

Dopo due anni di riforma ecco i risultati in cifre

VOLTERRA (Pisa)

Dal manicomio al territorio: quanti pazienti hanno percorso questo tragitto, quanti ammalati sono finalmente tornati a vivere in mezzo alla gente?

A Volterra la riforma ha dato i primi frutti: da quando è stato costituito il consorzio dell’ospedale ad oggi i pazienti sono passati da 2.487 a 525, una cifra assai esigua se si pensa che la struttura serve due province, quella di Pisa e quella livornese.

Una volta tornati nel proprio paese, nel mondo civile, il paziente non è stato abbandonato a se stesso, una buona fetta del personale è stato inviato ad assicurare l’assistenza in loco.

L’ospedale di Volterra ha funzionato un po’ come un serbatoio di medici ed infermieri per i vari consorzi sociosanitari.

Circa 170 persone sono state distaccate « in mobilità » così suddivise: 100 nei servizi psichici territoriali (88 in provincia di Pisa. 22 a Livorno); 70 nei servizi generali.

Il servizio per la tutela della salute psichica ha lavorato sodo. Il solo servizio dell’area di Pisa-San Giuliano Vecchiano ha compiuto nel giro di un anno 1.151 interventi, domiciliari da parte di assistenti sociali e sanitarie, 600 interventi attraverso medici, 2.500 .visite ambulatoriali.

Gli utenti assistiti in questa zona in modo intensivo sono stati circa 650 i sussidiati alla data attuale sono 482.

Andrea Lazzeri


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    Andrea Lazzeri
  • Data:
    6 Maggio 1980
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