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Gino Biasci (1935-2012)

Dottor Gino Biasci
  • nome:
    Gino
    Biasci
  • status:
    medico psichiatra
  • nascita:
    30 maggio 1935
    Dogana di Castelfiorentino (FI)
  • morte:
    22 maggio 2012
  • reparto:

    Charcot, Mingazzini I, Mingazzini II

  • genitori:
    Pietro Biasci
    Maria Tafi
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La vita e la carriera dello psichiatra Gino Biasci

Introduzione

Gino Biasci è stato uno psichiatra di grande rilievo, la cui carriera si è svolta principalmente presso l’ospedale psichiatrico di Volterra e il presidio psichiatrico territoriale di Pisa. Nato a Dogana di Castelfiorentino (Firenze) il 30 maggio 1935, la sua dedizione alla psichiatria e il suo impegno sociale hanno lasciato un’impronta significativa nel campo della salute mentale in Italia.

Formazione e inizio della carriera

Gino Biasci si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze il 13 luglio 1967. Subito dopo, è stato assunto come assistente straordinario presso il Consorzio Interprovinciale dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, dove ha gestito diversi reparti tra cui il reparto Charcot, le infermerie per uomini e donne, e la terapia del sonno. Durante il periodo 1968-1969, riaprì la sala di dissezione, eseguendo circa cinquanta autopsie in collaborazione con l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Pisa.

Innovazioni e contributi a Volterra

Consapevole che l’ospedale aveva principalmente una funzione custodiale, Gino Biasci si impegnò per rendere più umana la vita dei pazienti. Nel marzo 1969 divenne assistente di ruolo e iniziò a lavorare per la riapertura di vari reparti (Charcot, Mingazzini I, Mingazzini II), introducendo una nuova visione dell’ergoterapia. Non solo cercò di coinvolgere i pazienti in attività utili, ma anche di retribuirli adeguatamente. Istituì un centro alcolisti nel reparto Sarteschi, ispirato alle tecniche degli Alcolisti Anonimi. Partecipò ai congressi internazionali sulle tossicodipendenze di Milano (1968), Losanna (1969) e Bruxelles (1970).

Attività di risocializzazione

Durante il suo tempo a Volterra, Gino Biasci promosse numerose attività di risocializzazione. Organizzò festival musicali, attività filodrammatiche, musicoterapia, pittura, ceramica e attività agricole a Villa Caggio. A Rieti, vinse il primo premio di recitazione con tecniche psicoterapiche di gruppo. Fu anche redattore di un giornale intitolato “Torniamo alla vita“, che incoraggiava i malati a partecipare ad attività culturali.

Il ruolo di primario e la legge 180

Il 1 marzo 1970, Gino Biasci fu nominato aiuto di ruolo e successivamente ottenne la specializzazione in malattie nervose e mentali presso l’Università di Pisa. Nel 1972 ottenne l’idoneità a primario a Reggio Emilia e a Cuneo. Il 21 ottobre 1972 fu assunto come primario all’Ospedale Neuropsichiatrico di Cuneo e il 1 marzo 1973 fu assunto in qualità di primario a tempo pieno dal Consorzio Interprovinciale dell’Ospedale Psichiatrico. Dal 1973, credendo nella dignità della persona umana e nel diritto alla cura, si adoperò per dimettere i pazienti ricoverati a Volterra e lavorare nei territori di provenienza, prima nella provincia di Livorno e poi in quella di Pisa, nello spirito della legge n. 180 e della riforma sanitaria.

Presidio psichiatrico territoriale di Pisa

Dal 1 gennaio 1980, Biasci ha ricoperto il ruolo di responsabile del Presidio Psichiatrico Territoriale di Via Romiti a Pisa, che comprendeva i comuni di Pisa, San Giuliano Terme e Vecchiano. Durante questo periodo, ha continuato a lavorare per migliorare le condizioni dei pazienti e promuovere la loro integrazione sociale.

Pubblicazioni

Gino Biasci ha contribuito significativamente alla letteratura psichiatrica con numerose pubblicazioni:

  1. “Rilievi sulla eliminazione urinaria di vitamina C in alcuni malati mentali”, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1967)
  2. “La noia: vissuto comune al soggetto normale e all’ammalato mentale”, da Neopsichiatria (1967)
  3. Alterazioni meteorologiche e pressione arteriosa in un gruppo di schizofrenici”, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1968)
  4. Sulla evoluzione di due psicosi epilettiche“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1968)
  5. Lavoro protetto“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1968)
  6. Obesità e malattie mentali“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1968)
  7. Aspetti positivi e negativi di attività filodrammatiche e di altre attività di gruppo nell’ambito di istituzioni psichiatriche“, da “Edizioni A.G.E.” (1969)
  8. Considerazioni sulle riammissioni nell’Ospedale Psichiatrico di Volterra“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1969)
  9. Coscienza di ricovero psichiatrico volontario“, pag. 67 (1969)
  10. Lavoro protetto“, monografia reperibile agli atti U.S.L. (1970)
  11. Indagine circa la frequenza di sindrome diabetica nella comunità psichiatrica di Volterra“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1970)
  12. Trattamento psicoterapico e farmacologico in un gruppo di alcolizzati cronici“, da “Annali di Frenatria e Scienze Affini” (1971)
  13. Considerazioni circa la terapia del diabete incontrato in una comunità psichiatrica“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1971)
  14. Modificazioni nel comportamento in soggetti psicotici con sessualità abnorme, indotte da trattamento con Ciproterone Acetato“, da “Neopsichiatria” (1971)
  15. Investigation on the possible diabetogenic effect of some psychotropic drugs“, da “Neopsichiatria” (1972)
  16. Sindromi psichiatriche associate ad ipofunzione ovarica: indagine clinica e risultati terapeutici“, da “Neuropsichiatria” (1972)
  17. Effetti indotti dal trattamento con Ciproterone Acetato in pazienti cerebropatici gravi, con manifestazioni di sessualità esaltata“, da “Sessuologia” (1972)
  18. Azione risocializzante della clotiopina nelle psicosi croniche“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1975)
  19. Ospedale Psichiatrico: prospettive per un superamento della realtà attuale“, da “Pacini Editore” (1975)
  20. Considerazioni sul lavoro di un anno nel territorio di Pisa e nell’Ospedale Psichiatrico di Volterra alla luce della legge n. 180“, da “Rass. di Studi Psichiatrici” (1980)

Conclusione

Il dottor Gino Biasci ha dedicato la sua vita professionale alla psichiatria, apportando innovazioni significative e promuovendo un approccio umano e rispettoso verso i pazienti. La sua carriera, che ha attraversato importanti trasformazioni nel campo della salute mentale, rimane un esempio di dedizione e impegno verso il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti psichiatrici.

Ringraziamenti

Ringraziamo il figlio Luca Biasci per averci fornito le informazioni per poter scrivere questo articolo.

Gino Biasci (1935-2012)
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