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Una donna impazzita veglia per 4 giorni la madre morta

  • Data:
    06 Settembre, 1963
  • Giornale:
  • Autore
    B.C.
donna impazzita veglia per 4 giorni la madre morta

donna impazzita veglia per 4 giorni la madre morta


  • Data:
    6 Settembre 1963
  • Giornale:
  • Autore
    B.C.

A Livorno – La figlia, cinquantenne, s’è barricata in casa all’arrivo della polizia – Ricoverata in manicomio

(Dal nostro corrispondente)

Livorno, 5 settembre.

Una donna è vissuta per quattro giorni accanto al cadavere della madre morta per infarto, lavandolo e cospargendolo di profumi e dicendo — a chi chiedeva notizie — che «la mamma era indisposta».

La donna è un’alienata; oggi è stata ricoverata al manicomio di Volterra: agli infermieri e ai medici ha continuato a dire di non disturbare la madre, sta dormendo».

Il macabro episodio è venuto alla luce stamane. La morta è l’ottantantunenne Arduina Menicucci in Pucciarelli, vedova da un anno, che abitava in via Solferino 2, a Livorno, insieme alla figlia Brunilde, di 52 anni e al fratello Vittorio, di 80 anni.

Madre e figlia vivevano modestamente con una pensione.

Brunilde non era sposata.

Da venticinque anni la sua mente era scolvolta per il dispiacere provato in seguito a una delusione amorosa ma non aveva mai dato in escandescenze: restava chiusa in casa, anche dopo che aveva smesso di lavorare da sarta.

I vicini non avevano mai avuto motivo di lamentarsi.

Può sembrare strano che il fratello della morta, Vittorio Menicucci, non si sia accorto di nulla: egli, però, a causa del suo lavoro di aiutante in una trattoria, rientra a casa a tarda ora e di giorno è sempre fuori.

Domenica sera non vedendo la sorella, chiese alla nipote che cosa era accaduto.

Tranquilla, Brunilde gli rispose che la madre era andata a letto perché si sentiva poco bene.

Altrettanto avvenne lunedi, martedì e mercoledì sera.

Brunilde avvertì lo zio di non entrare nella camera sempre chiusa a chiave, perché la madre stava dormendo.

Stamane, però, il Menicucci ha cominciato a nutrire sospetti, avvalorati dal tanfo che si era sparso nell’abitazione.

Poco convinto delle nuove assicurazioni della nipote, egli ha sfondato a spallate la porta della camera: sul letto giaceva il corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, della sorella; attorno vi era della mobilia a pezzi.

Alle grida del Menicucci sono accorse alcune coinquillne, che sono fuggite poi inorridite alla vista della macabra scena.

Brunilde ha approfittato della fuga delle vicine e dello zio, recatosi ad avvertire la polizia, per chiudere la porta di casa, rifiutandosi di aprirla al giungere degli agenti.

Da dietro l’uscio, la donna continuava a dire che la madre «stava bene» e aveva soltanto bisogno di dormire.

Alla fine il cronista di un giornale è riuscito a farsi aprire con un pretesto e la demente, tranquilla l’ha portato a vedere il cadavere.

Dalla stanza esalava un fetore nauseante malgrado i profumi che la pazza aveva sparso sulle salma e nella casa.

Dopo il sopralluogo dell’autorità giudiziaria il cadavere è stato tra sportato all’obitorio e la figlia della morta condotta al manicomio di Volterra.

I vicini affermano che ne gli ultimi giorni Brunilde aveva strappato i fili del campanello, non apriva a nessuno e di notte con grida isteriche, lanciava dalla finestra pezzi di mobili nelle acque di un fosso che scorre poco distante.

Gli inquilini dello stabile sono ora allarmati per la salute soprattutto dei loro bimbi: sebbene l’ufficio sanitario del comune abbia provveduto ad un’accurata disinfezione del locali, il caldo e la pioggia di questi giorni potrebbero aver favorito il diffondersi di microbi.

b. c.


  • Autore
    B.C.
  • Data:
    6 Settembre 1963
  • Giornale:

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