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Sul manicomio di Volterra

Sul manicomio di Volterra

Data di pubblicazione:

28 Dicembre 1903

Titolo:

Sul manicomio di Volterra

Testata giornalistica:

Avanti!

TAG:

Pubblichiamo volentieri questa corrispondenza ohe sostanzialmente conferma quanto abbiamo già scritto in proposito.

Volterra, 25 (.Emilio Topi), — Nella mia qualità di corrispondente ordinario dell’Avanti da questa città, mi preme di far notare, per la verità, che il trafiletto pubblicato nel n. 2583 e dal titolo < Manicomi infernali > non parti da me e quel che dico di me sia detto per tutti i compagni volterrani.

Il manicomio non è punto infernale, è situato in un luogo amenissimo, il direttore prof. Scabia è animato da un solo concetto: il bene del malato, ogni strumento di tortura è abolito ; tutto ciò che la psichiatria esige nella sua evoluzione continua è scrupolosamente curato ; anche iI Bissolati ha potuto recentemente constatare che nel manicomio c’è la vita e c’è quella operosità che rappresenta il più moderno elemento di cura, fa si che il malato non si trovi disorientato, e quel luogo di dolore gli ricordi la casa.

Purtroppo è vero che un mese fa ammalata ai presentò al direttore, e narrò che un’ infermiera, addetta ai servizi esterni, accordatasi col suo amante (un infermiere addetto al servizio di città e del cavallo) la condusse fuori della sezione e la obbligò all’amplesso carnale con costui.

Il direttore immediatamente denunziò il fatto alla Procura del re per l’indagini e i provvedimenti di legge: i due infermieri amanti, già prima ohe venisse in luce questa narrazione, erano stati licenziati dal direttore — su due piedi — per flagranti trasgressioni di servizio.

Per cui per quello che riguarda il manicomio in questo fatto e nella sua direzione tecnica la cosa si riduce ad un semplice e dispiacevole fatto di cronaca, dovuta, se avvenuto, alla malvagità di due persone e naturalmente frutto di tutta quelle agglomerazioni di individui siano caserme, seminari, collegi od altro, ove la più oculata sorveglianza non è sufficiente ad impedire l’esplosione di qualche tendenza criminosa, specialmente sessuale.

Pure vera è la notizia dell’avviso dato per cartolina alle famiglie degli ammalati morti, fatto che provocò una interpellanza al Consiglio comunale del compagno E. Topi.

Io aspettavo di dar queste notizie quando una più matura inchiesta giudiziaria e amministrativa avesse chiarito lo stato dei fatti.

Questo per quanto riguarda il manicomio e la sua direzione tecnica; per quello che riguarda la Congregazione di Carità (direzione amministrativa) da cui il manicomio dipende, è tutto un altro paio di maniche.

Da tempo la Congregazione di Carità, che è certamente importantissima a Volterra, ha dimenticato il suo scopo di pietà.

Console Caioli, s’instaurò un sistema di economie incomprensibili e a base di contratti privati, che si risolsero perfino nella lesinatura delle casse da morti ai ricoverati dell’ospizio di mendicità a del manioomio, alloi;a allo stato embrionale.

Console M. Inghirami — grand’anima e gran corpo insieme al conte Fabio Guidi e al bocciatissimo march. G. Incontri del triunvirato monarchico-clerico-liberale volterrano — la Congregazione diventò un campo chiuso ad ogni possibile controllo, il Consiglio comunale ebbe affannosa cura di nominare a membri di quell’istituto — salve onorevoli eccezioni — delle creature notoriamente incompetenti.

Lo stesso sistema fu seguito dal novissimo presidente conte Guido Guidi, a cui, se non mancano delle attitudini amministrativo apprezabilissime, fa certamente difetta il senso della modernità e diremo anche della costituzionalità, perché ovunque la sua tendenza è verso l’assolutismo.

Ciò determinò in città una corrente sfavorevole verso la Congregazione di Carità, e qualche mormorazione poco benovola, che noi, serenissimi, non volemmo raccogliere e ohe speriamo non vera.

Erano a questo punto le cose, quando improvvisamente giunse un commissario governativo — signore cav, Lualdi — inviato direttamente dal ministero e che ha dato mano ad un’ispezione governativa su tutte le opere pie dipendenti dalla Congregazione di Carità.

Di ciò siamo lieti, perché il negato controllo — per un senso d’esclusivismo politico della maggioranza clerico-moderata — a noi su quella importante amministrazione pubblica, verrà compiuta finalmente da altri.

Noi aspettiamo con giusto riserbo la fine di questa inchiesta, i risultati della quale faremo pubblici a suo tempo, è sulla quale non mancheremo di guardare con occhio vigile.

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