Simone Cristicchi: «La mia canzone scritta da un “matto”»

01 . 03 . 2007

Simone Cristicchi: la mia canzone scritta da un matto

Simone Cristicchi: la mia canzone scritta da un matto

PAROLE Il testo da una lettera di un internato

Simone Cristicchi si trova bene tra i matti.

Sarà per questo che va a Sanremo con quella faccia stralunata, mette da parte il registro comico che lo aveva visto esordire tra i giovani lo scorso anno e attacca con un ritornello che vuole disorientarti:

«ti regalerò una rosa / una rosa rossa per dipingere ogni cosa / una rosa per ogni tua lacrima da consolare/ e una rosa per poterti amare».

Fermi, non è un amore qualsiasi, è l’amore di un matto, di uno che «senza sapere a chi dovesse la vita / in un manicomio l’ha restituita», per citare il De André/Lee Masters di Non al denaro non all’amore né al cielo.

Cristicchi ha trent’anni ed è un’anomalia del sistema discografico, una scheggia impazzita, tra le cose migliori uscite nella canzone italiana degli ultimi anni.

C’è chi bisbiglia che serva un coraggio da matti a infilarsi tra gli Zero Assoluto e la premiata famiglia Pooh con una canzone così malinconica e straziante, chi suggerisce che i matti, qui, sono tutti gli altri.

L’accordo è unanime sul giudizio di Ti regalerò una rosa: canzone col testo più bello e incisivo di tutta la rassegna (premio Lunezia).

Un brano «tratto da una lettera dei primi decenni del secolo scritta da un internato del manicomio di Volterra e mai recapitata – racconta il giovane cantautore romano, quartiere Tuscolano – buttata in mezzo alle scartoffie, tra le cartelle cliniche dimenticate».

Questo il tesoro che ha ispirato l’intero suo disco Dall’altra parte del cancello, che l’ha spinto a scrivere una sorta di libro-reportage e girare un documentario «dove i matti sono le vere rock star mentre io e un manipolo di amici (Niccolò Fabi, Caparezza, Pier Cortese ma anche la poetessa Alda Merini) ci limitiamo a descrivere, a commentare».

Pensare che quando ha ipnotizzato le radio commerciali con la sua Vorrei cantare come Biagio Antonacci qualcuno ha pensato all’ennesimo furbacchiotto che tentava la scorciatoia per raggiungere il successo.Invece no, Cristicchi è andato dritto per la sua strada, quella del teatro-canzone.

Poi, un giorno, tra un concerto e l’altro, si è fermato in Calabria nei pressi di un enorme ex manicomio dove non c’era verso di distinguere i malati dalle persone normali.

«Così è partito il viaggio tra i manicomi di mezza Italia: Roma, Firenze, Genova, Volterra, Cogoleto, Siena.

Non avevo pretese giornalistiche, mi sono limitato a raccontare ciò che vedevo intervistando medici, pazienti, bambini».

Un dvd (venduto col disco) che servirà da strumento didattico anche per le scuole: «I ragazzi non sanno cosa succedeva in quei posti».

Si. Bo.

L’Unità – Giovedì, 1 Marzo 2007


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