La festa della Befana e il Manicomio di Volterra

La festa della Befana e il Manicomio di Volterra © Ottorina Bagnoli
La festa della Befana e il Manicomio di Volterra. Fotografia di Ottorina Bagnoli. Anno 1970

Alcuni hanno gli occhi vispi, altri sembrano imbarazzati, con un’espressione come a dire “Che ci faccio qui?”, qualcuno guarda curioso, tutti comunque immortalati col loro trofeo stretto stretto: che sia una Lamborghini Miura, una bambola o una bicicletta nessuno rimane senza regalo. È l’evento dell’anno per i bimbi di Volterra: la festa della Befana.

E in Toscana, si sa, la Befana vanta una tradizione ben radicata.

Cosa c’entra però la festa della Befana col Manicomio di Volterra?

C’entra eccome: perché è il teatro del Manicomio, costruito nel 1935 alla base del padiglione Kraepelin, che fa da sfondo a queste foto.

È lì infatti che si svolgeva l’annuale festa della Befana per i figli dei dipendenti del Manicomio di Volterra, un’attività che, istituita o re-istituita sicuramente già negli anni ’60, fu tenuta in vita fino al 1970 compreso e destinata ai bimbi di età inferiore ai 12 anni.

Il tutto, ovviamente, organizzato e preparato con dovizia dagli operatori, già a partire da novembre.

Daniela e Anna ricevono il loro regalo di Befana © Daniela Viti
La festa della Befana e il Manicomio di Volterra © Viti Daniela

Ci racconta Brunella S. che i bimbi venivano convocati nella stanza della Direzione, che occupava una posizione centrale nel complesso-villaggio del Manicomio di Volterra, allestita per l’occasione con molti e svariati regali: invece di scrivere la letterina alla Befana si sceglieva direttamente il gioco, inoltrando una sorta di ordine di cui gli operatori prendevano nota, in modo che non ci fosse spazio per nessun errore il giorno della festa.

I bambini al regalo della Befana ci tengono e assai e mica si può improvvisare; la festa della Befana poi ha un rituale tutto suo e dunque un protocollo volto alla piena riuscita: occorre prepararsi per tempo, con il contributo di tutti, bimbi compresi, i veri protagonisti per eccellenza.

Dentro la Festa della Befana

La mattina dell’Epifania il teatro del Manicomio era gremito di gente.

In una sorta di metamorfosi lo spazio cambia: non più solo il luogo di svago e attività per i degenti, il teatro si trasforma in un locale della comunità in festa, accogliendo le famiglie degli operatori, in un sodalizio fra territorio e Manicomio.

Ed eccoli lì i bimbi: tutti in fervida attesa, chi intontito, chi imbarazzato, chi più spavaldo e trepidante, ognuno ad aspettare il grande momento.

Una voce dal microfono chiama uno alla volta e via, attraverso la platea, si sale sul palco, accompagnati da babbo o mamma, pronti a ritirare il regalo lasciato dalla Befana e recapitato proprio dalle mani del Direttore, che in qualche modo della vecchietta brutta e strampalata fa le veci.

Che sia il dottor Fiaschi o Olivieri, ogni Direttore si presta a questa Festa, un’istituzione per il Manicomio di Volterra, un’occasione di gioia, un rito che coinvolge la città e la rende comunità.

La festa della Befana e il Manicomio di Volterra 1970 © Samanta Baroncini
La festa della Befana e il Manicomio di Volterra, anno 1970. Proprietà di Samanta Baroncini

La festa con gli occhi dei bimbi

A raccontarla così sembra semplice, un qualcosa di rituale, facile, reso eccitante dal premio finale, ma come ricorda Moreno C. “dover compiere quell’atto così plateale davanti a quello che sembrava un piazzale sterminato pieno di persone che guardavano ed osservavano ogni tua mossa creava uno stato d’ansia che ti faceva formicolare la pancia ed aumentare la sudorazione alle mani”.

Ne valeva la pena? Certo, sì: il trofeo era ambito, un gioco niente male, che puta caso, rispecchiava sempre le richieste, e come ricorda Rossella G., la festa della Befana era proprio tanto attesa dai bimbi perchè ai figli dei lavoratori del Manicomio “davano in regalo giocattoli molto belli”.

E ciò nonostante c’era chi, più timido, “voleva solo che arrivasse il più presto possibile la fine di quel palco di legno e l’agognata scala per discendere finalmente, nell’anonimato, guardando finalmente con occhi da consumato attore, abituato ormai alle luci della ribalta, i giovani coetanei che attendevano trepidanti il loro turno”.

La festa della Befana e il Manicomio di Volterra - 1969 © Samanta Baroncini
La festa della Befana e il Manicomio di Volterra – 1969 © Samanta Baroncini

Non solo Befana al teatro

Angela G, figlia di un caporeparto dello Charcot ricorda invece che “ogni anno, per la Befana, un signore [le] comprava la calza piena di dolci perché anche la sua bambina era bionda e non l’aveva mai più vista”.

Che durante le Festività natalizie “i malati” visitassero le famiglie degli operatori del Manicomio di Volterra, è cosa nota, ciò poteva comportare l’aggiunta di un regalino: il pungitopo, o anche una calza piena di dolci per i bimbi, appunto. Quello di Angela non dev’esser stato un caso isolato.

Del resto a Volterra, fra gli anni ’60-’70 si cresceva così, anche nello stretto contatto con il Manicomio, che a suo modo, soprattutto in certe occasioni, diventava parte integrante della comunità.

La festa della Befana e il Manicomio di Volterra  © Brunella Signorini
I fratelli Brunella e Bruno, accompagnati dalla mamma, ritirano la loro “Befana”

Oltre le Feste

Proprio le festività natalizie, come abbiamo già visto (Natale al manicomio) sono non solo per i degenti del Manicomio di Volterra una pausa dalla routine ed un’occasione in cui ci si unisce, mescola, raccoglie, pur nei limiti dei propri ruoli.

E tutti, a proprio modo, “malati” compresi, partecipano di un’atmosfera diversa.

Poi arriva l’Epifania, con il gran finale della festa della Befana al teatro…e “tutte le feste le porta via”.

Ecco che si torna alla quotidianità, in attesa del prossimo anno, della prossima “uscita fuori” della normale routine degli “anormali” del Manicomio.

E intanto quei bimbi crescono, siamo ormai negli anni’80: il Manicomio si trasforma fino a diventare padiglioni in abbandono o struttura ospedaliera, Volterra cambia faccia, eppure nessuno dimentica.

Passate le feste, passato il tempo, attraversata la storia…resta traccia, memoria, racconto.

E noi qui a scriverne, grazie ai ricordi di quanti continuano a parlare e fare la storia del Manicomio di Volterra e dunque di Volterra stessa.

A tutti quei bimbi di ieri grazie: per la loro voce, le loro parole e soprattutto per la loro emozione.

Perché la storia è fatta anche così: di voci, racconti, gesti semplici.

E soprattutto di comunità. Che vive, si emoziona, ricorda.

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