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La crestaia e il professore

La crestaia e il professore

Titolo:

Data di pubblicazione:

2 Maggio 1944

Testata giornalistica:

La Stampa

L’incontro era avvenuto nella sala di un cinematografo; e forse a consolidare la subita, viva simpatia fra la crestaia Elena B. ed il giovin signore Luciano Facciolo aveva non poco concorso la vicenda d’amore che il film svolgeva.

All’uscita, il Facciolo si era offerto di accompagnare la crestaia, a lei presentandosi quale un noto professore di malattia nervose.

Questo il prologo. Fra i due, poi, sbocciò e fiorì, come si suol dire, una buona amicizia. Lo specialista in malattie nervose era un uomo di bell’aspetto, e dimostrava assai meno dei 36 anni che aveva; la sua conversazione più che piacevole, affascinante, divenne una deliziosa necessità, per l’elegante e graziosa crestaia.

E non v’era momento di libertà che egli non trascorresse nel negozio della gentile fanciulla come non v’era occasione che dir si potesse buona, o pretesto che apparir potesse sufficiente, che non lo portasse — diceva — a tener compagnia alla bella Elena.

E la crestaia ne era felice.

Egli parlava di tutto, sapeva di tutto, perfino di moda.

Dai modi sicuri di vero signore, al reddito non indifferente arrecatogli dalla professione, poiché grazie a Dio, — amava dire con un sorriso di superiorità il prof. Facciolo — i matti non difettano a questo mondo, egli aggiungeva quelli che gli provenivano da proprietà terriere ed edili.

Un giorno, anzi, si era fatto accompagnare dalla giovane in quel di Asti a dare una occhiata a una villa con un bel giardino che egli intendeva, acquistare; non fu concluso nulla, ma la giornata fu dai due trascorsa piacevolmente.

La modista, insomma, con tutta la sua simpatia fini per posare tutta la sua fiducia nel professore, che ormai conosceva da un anno.

Ed eccoci all’epilogo: la mattina del 31 marzo scorso il professore, come al solito, era nel negozio della signorina Elena, e con lei chiacchierava di questo e di quello.

Nessun altro, fuorché la cameriera.

Chiacchierando, il professore si gingillava, or nel negozio or nel retro dove su di una scrivania era posato un astuccio contenente un anello d’oro bianco con un grosso brillante.

Gira e rigira, venne l’ora di andarsene; e se ne andò, infatti, il prof. Facciolo, più galante e birichino dell’usato.

Ma fu appunto dopo la di lui partenza che la bella Elena trovò l’astuccio vuoto.

Di quell’anello un pellicciaio le aveva offerto, pochi giorni prima, la bazzecola di 300 mila lire, ed ella non aveva voluto disfarsene, anche perché il caro amico l’aveva con tutta la sua autorità sconsigliata.

La scomparsa del gioiello amareggiò assai la crestaia: la quale, prima di sporgere denuncia volle consigliarsi con l’amico.

Fece allora quanto prima non aveva fatto mai; per la prima volta infatti si avventurò fino all’abitazione dì lui in via Savigliano 7.

Molte sorprese qui l’attendevano: la prima, di scoprire che egli era sposato ed aveva una figlia; la seconda, che nella casa non era conosciuto per alienista bensì per un tipo strambo, senza arte né parte, un po’ pittore un po’ vedintore di quadri, in poche parole, piuttosto che alienista, alienato; la terza, che tutta la famiglia era partita in fretta e furia per la riviera.

Sotto il peso di tutte queste amare sorprese la signorina corse alla polizia a vuotare il suo sacco.

Sta di fatto che Luciano Facciolo, se mai era stato medico alienista, di malattie mentali un poco s’intendeva per esser stato egli stesso internato nel reparto psichiatrico del reclusorio di Volterra, dove l’aveva condotto qualche indelicatezza di quelle che la polizia chiama reati contro la proprietà.

E quest’altro sta ancora di fatto: cinque giorni dopo la sua scomparsa un funzionario ebbe occasione di incontrarlo a passeggio con la moglie e la figlia.

Tutti e tre erano allora allora arrivati dalla riviera.

Il funzionario invitò la piccola brigata in questura.

Moglie e figlia furono rilasciate subito dopo il primo interrogatorio, ma lui, il professore, per quanto non avesse indosso il prezioso anello e negasse di saperne nulla, fu trattenuto, perché non seppe spiegare molte cose; fra l’altro non seppe dire donde avesse tratto il danaro che gli era costato quella gita a tre in riviera; E se la gita fosse stata fatta., appunto, per andare a vendere o nascondere il gioiello?

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