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Il «superbigamo» andrà in manicomio per una perizia: rinviato il processo

Il «superbigamo» andrà in manicomio per una perizia: rinviato il processo

Data di pubblicazione:

23 Aprile 1966

Titolo:

Il «superbigamo» andrà in manicomio per una perizia: rinviato il processo

Autore:

Guido Guidi

Testata giornalistica:

La Stampa

TAG:

La decisione del Tribunale penale di Messina

I giudici hanno accolto la richiesta del Pubblico Ministero – Alla lettura dell’ordinanza l’imputato impallidisce

Poi, mentre i carabinieri lo portano fuori dell’aula, grida: « lo sono sano di mente! » – I medici dovranno stabilire:
1 ) se l’accusato era pazzo quando sposò le cinque donne;
2) quali sono, attualmente, le sue condizioni psichiche;
3) se egli è socialmente pericoloso – Forse il dibattito potrà essere ripreso fra sei-sette mesi

 (Dal nostro inviato speciale)

Messina, 22 aprile.

Perizia psichiatrica per Aldo Donati.

I giudici del tribunale desiderano sapere dai medici se l’uomo sul quale dovranno pronunciarsi possa essere considerato sano di mente o se invece è meritevole più di cure che di una condanna.

Lo hanno conosciuto, hanno parlato con lui, hanno ascoltato le sue spiegazioni, letto i suoi scritti, valutato gli episodi di cui è stato protagonista e sono giunti alla conclusione che siano da ritenersi abbastanza fondati i sospetti su una eventuale, possibile infermità mentale dell’uomo che, senza una ragione plausibile, per cinque volte si è sposato abbandonando le « mogli » una o due ore dopo la cerimonia.

Dai medici i giudici de siderano avere la risposta a tre interrogativi:

  1. se Aldo Donati era capace di intendere e volere quando ha compiuto quei fatti per cui ora viene giudicato dal tribunale;
  2. se Aldo Donati ora è malato di mente ed eventualmente sino a quale punto;
  3. se, infermo, deve essere ritenuto socialmente pericoloso.

Cosi Aldo Donati, contro la sua volontà perché si è molto indignato e rammaricato della decisione presa oggi dal tribunale, tornerà in un manicomio per rimanere a disposizione degli psichiatri (quali saranno è un problema che verrà risolto dal giudice istruttore nei prossimi giorni) per un periodo non inferiore a due o tre mesi.

Questa indagine, per Aldo Donati non rappresenta una novità: già in passato egli è stato ricoverato per due volte in manicomio, a Montelupo Fiorentino e a Volterra, e in quell’occasione i medici lo definirono «un paranoico».

Poi questa diagnosi fu superata dalle proteste di Aldo Donati che riuscì a convincere altri psichiatri d’essere assolutamente sano di mente.

Sino all’ultimo momento in verità, Aldo Donati ha sperato che la decisione del tribunale fosse diversa.

Il carcere non lo atterrisce e non lo turba quanto invece lo preoccupa il manicomio.

Quando il presidente, dott Valenti, ha terminato di leggere l’ordinanza con la quale si è annunciata la decisione di affidarlo ai medici è sbiancato in volto e per la prima volta ha dato l’impressione di avere perso la calma.

Poco prima in attesa che i giudici tornassero in aula aveva discusso a lungo con i giornalisti sull’argomento per convincere tutti che sarebbe stato un macroscopico errore avere dei sospetti sulle efficienze delle sue facoltà mentali.

Il «superbigamo» andrà in manicomio
Aldo Donati al termine dell’udienza ieri a Messina (Telefoto Associated Press)

« Vedete — ha detto con il tono di chi abbia studiato a fondo il problema —, io sono sano di mente.

Qualche psichiatra ha sostenuto che sono un paranoico; ma ha fatto una diagnosi sbagliata.

Paranoia significa mancanza assoluta di senso critico ed esaltazione elefantiaca del proprio io ».

« Ora — ha proseguito accendendo una sigaretta — non è il caso mio.

Io ho sufficienti doti di critica e non sono affatto un esaltato.

O meglio — ha ammesso quasi a voler dare una dimostrazione della sua assoluta obiettività —, posso anche essere un esaltato, ma in misura minima.

D’altro canto considerate quella che è stata la mia vita e traetene le conseguenze.

Non crediate che la mia condizione di figlio illegittimo e di ebreo in un periodo in cui la razza era odiata e oggetto dì persecuzioni, non abbia finito per influire negativamente sulla mia psiche.

Io, questo lo riconosco.

La vita non è stata facile per me e di conseguenza possono essere avvenuti in me scompensi di natura affettiva.

Ma questo non significa che il mio caso debba essere preso in esame dagli psichiatri.

Semmai dovrebbero essere gli psicologi ad interessarsi del problema ».

Aldo Donati, seppure la prospettiva di finire in un manicomio gli desse fastidio, era di buon umore.

È entrato in aula sorridente e ai giornalisti si è rivolto salutandoli in tedesco « Guten Tag ».

Ma quando qualcuno gli ha chiesto in tedesco (tanto per provare se davvero conosca questa lingua, conoscenza sulla quale sono in molti a nutrire legittimi sospetti), quanti anni avesse vissuto in Germania si è rabbuiato e, intuendo l’agguato, ha risposto seccamente : « Qui, si parla soltanto in italiano ».

Ed in italiano è andata avanti la conversazione.

« Che ne pensa del divorzio? » gli è stato chiesto.

« Nulla — ha spiegato —. Non mi interessa perché sono celibe ».

« Veramente proprio celibe, no — ha insistito uno, — perché lei risulta ancora sposato con Maria Paola Pedrelli ».

«D’accordo — ha chiarito —, ma è un matrimonio che deve essere annullato e poi io l’ho celebrato soltanto in chiesa… ».

« Già, ma risulta trascritto nei registri dello Stato Civile » gli è stato fatto osservare.

« È stato un errore » ha precisato.

In ogni modo, non è affatto vero che l’argomento relativo al matrimonio e quindi al divorzio non lo interessi.

Di lì a poco, infatti, nella foga del discorso Aldo Donati, assumendo atteggiamenti di uomo sempre intento agli studi, ha detto che sta « approfondendo il pensiero cattolico sulla indissolubilità del matrimonio ».

« E leggendo e studiando San Paolo e Sant’Agostino — ha aggiunto — ho concluso che il matrimonio non è affatto indissolubile ».

« Ne sanno qualcosa le sue mogli » gli ha ricordato forse troppo bruscamente un giornalista.

« A proposito di queste mogli — ha proseguito Donati afferrando al volo l’argomento — tutti dicono che io le abbia sposate per calcolo, per convenienza.

Nient’affatto.

Io sono un poveraccio che si è guadagnato da vivere con il sudore della fronte ed ho impostato i miei rapporti di lavoro sempre con la massima serietà.

Altro che truffatore!

Io, con le donne, sono stato sempre generoso: le ho riempite di regali e adesso mi hanno denunciato… ».

Altro argomento, l’ultimo: la sua attività, diciamo così, di medico.

È stata sempre una passione segreta.

Ieri si è lasciato sfuggire di avere compiuto un difficile intervento chirurgico in montagna.

Chiedergli chiarimenti era una curiosità legittima, seppure crudele, per conoscere meglio il personaggio.

« Dove ? Sulla Marmolada — ha cominciato e gli occhi hanno preso a brillargli tutto soddisfatto che gli si permettesse di parlare. — Una ragazza si senti male ed io capii subito che si trattava di un attacco d’appendicite.

Decisi di intervenire immediatamente, non c’era tempo per portarla in ospedale.

La sistemai sul tavolo del rifugio e operai secondo la tecnica del professor… ».

Il nome del professore l’ha detto ma in mezzo ai denti, in modo che non si riuscisse a comprenderlo.

Nessuno ha insistito: tanto quel professore non esiste se non nella fantasia di Aldo Donati.

« Ma con quali ferri ha compiuto l’intervento? » ha chiesto un giornalista.

La domanda è rimasta senza risposta.

E, per fortuna di Aldo Donati, è entrato in aula il Tribunale e si è dovuto interrompere la conversazione.

L’udienza si è risolta in poche battute.

È stato interrogato il padre di colei che avrebbe dovuto essere la sesta moglie di Aldo Donati (Maria Rosa Peluso) ed è stato ascoltato il sacerdote che stava per benedire queste nozze interrotte bruscamente a Messina la mattina del 10 ottobre 1964.

Antonio Peluso, un avvocato di Messina, ha detto che ebbe subito dei sospetti sull’identità di Aldo Donati il quale gli si era presentato come ufficiale medico della « Nato ».

« Mi meravigliai che non avesse il libretto ferroviario » ha spiegato.

PresidenteSua figlia ha dato dei quattrini a Donati?

PelusoGli ha spedito del denaro, credo 20 mila lire, perché potesse venire a Messina e poi altre 20 mila lire per gli ultimi acquisti prima del matrimonio.

Io, poi, mi insospettii ancora di più quando seppi che Donati voleva sposare senza le pubblicazioni.

Mi rivolsi ai carabinieri e poi accadde quello che accadde.

PresidenteLe disse qualcosa Donati?

PelusoChe subito dopo le nozze doveva tornare prima a Napoli e poi a Francoforte per un corso di specializzazione di chirurgià al cervello.

Mia figlia, quindi, sarebbe tornata a Messina e lui le avrebbe spedito mensilmente il denaro.

Mons. Giuseppe Genovese, un’altra vittima di Donati, si lasciò convincere a chiedere alla Curia la dispensa dalle pubblicazioni.

« Sa, mi disse, debbo far presto perché sono costretto a rientrare subito alla base — ha spiegato il sacerdote. — La mattina delle nozze Donati si dispiacque che era stata preparata una cerimonia lussuosa.

Mi assicurò che mi avrebbe consegnato una somma da distribuire in elemosine per i poveri della parrocchia ».

Poi, una breve discussione.

La difesa, avv. Antonio Marrone, ha insistito perché venissero convocate subito in aula le vittime di Aldo Donati, non escluse le mogli, per essere interrogate.

Il p.m. dott. Fiorentino ha sottolineato la necessità di sottoporre Donati all’esame degli psichiatri, immediatamente.

Il Tribunale è stato dello stesso avviso: ha sospeso il dibattimento, ha disposto la perizia psichiatrica.

Di Aldo Donati e dei suoi matrimoni si tornerà a parlare fra sei o sette mesi: se dovesse essere ritenuto infermo di mente il falso medico, il falso ufficiale, il falso marito si opporrà con energia ad una diagnosi del genere.

« Sono sano di mente », ha continuato a ripetere oggi mentre i carabinieri lo accompagnavano fuori dell’aula per ricondurlo in carcere.

Guido Guidi

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