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Il caso di un radiologo impazzito

Roma, 13 notte.

Uno specialista radiologo, il dott. Monteverdi Francesco, promosso tenente per merito eccezionale nel 1916, prestò nell’Ospedale di Spezia lungo e ininterrotto servizio durante la guerra eseguendo a migliaia le osservazioni radiologiche occorrenti in quel turbinoso periodo.

Nel 1918, fu constatata la sopravvenuta sua inidoneità per sindrome neurastenica.

Noi 1919 fu riconosciuto affetto da neuropsicasteria, e poco dopo ricoverato al Manicomio di Volterra in preda a demenza precoce.

Ottenuta a suo vantaggio la pensione privilegiata con superinvalidità, contro tale assegnazione insorse la Procura Generale negando la dipendenza dell’Infermità da causa di servizio.

Sostennero i difensori avv. comm. Alberto Auge e Franklin De Grossi, sia con ampia memoria che con calorose discussioni orali, che non era possibile rintracciare nei precedenti sia familiari (genitori sani ed ottantenni) sia personali premilitari (distinta carriera studentesca e professionale) le cause del male, che unicamente doveva ritenersi determinato dall’eccezionale gravosissimo lavoro disimpegnato con prolungata ininterrotta azione nociva dei raggi X.

La Corte, pur non trovando scientificamente dimostrato che la prolungata azione dei raggi X possa agire come causa determinante di siffatta malattia mentale, date però le molte migliaia di osservazioni radiologiche eseguite dal ricorrente, specialista radiologo, dato che la demenza precoce come processo di disorganizzazione mentale a decorso irregolare non è soltanto malattia trasmissibile per eredità, che anzi la scienza assicura esserne ancora ignorate le cause, ritenne « non potersi escludere in modo assoluto che sia rimasta senza conseguenze per il sistema nervoso di quel giovane in eccezionale esposizione ad un siffatto agente fisico, che pare – come è noto – è capace di determinare profonde alterazioni a carico di legamenti, organi, tessuti e ghiandole, si da consigliare ai radiologi, oltre che tutto un sistema protettivo, anche un orario limitato, alternato con lunghe soste e periodici soggiorni all’aria libera.

Precauzioni tutte che, nel centuplicato suo servizio attinente alla guerra, al Monteverdi non fu consentito di osservare.

Pertanto, rigettata la istanza del Procuratore Generale , fu confermata la pensione.

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