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Evade da una stanza della questura e nessuno pensa a denunciarne la fuga

Evade da una stanza della questura e nessuno pensa a denunciarne la fuga

Titolo:

Evade da una stanza della questura e nessuno pensa a denunciarne la fuga

Data di pubblicazione:

28 Ottobre 1954

Testata giornalistica:

L’Unità

Incredibile avventura di un pregiudicato

Si è presentato nella redazione di un giornale e si è poi costituito.

Con un ritardo di molti giorni, causato dal comprensibile riserbo che circondava il fatto, i giornali della sera hanno ieri riferito un episodio degno di figurare in un a «pachade», se non riguardasse da vicino l’organizzazione della nostra polizia.

È accaduto il 21 ottobre: Salvatore D’Angelo, nato ad Amalfi 27 anni orsono, a suo tempo arrestato per una sua presunta appartenenza alla banda di Cesarino Rotondi, condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per alcuni suoi precedenti, aveva ottenuto dalla direzione del manicomio di Volterra, nel quale era stato ricoverato, un permesso di quindici giorni.

Il 21 ottobre si è presentato in questura, in via di San Vitale per ottenere il necessario «visto» sulla licenza.

Il funzionario al quale si è rivolto, nell’udire il nome del giovanotto, ha avuto un moto di sorpresa.

«Ma come — ha mugugnato. — tu sei ricercato, devi andare in galera! Ecco. Ha soggiunto mettendogli sotto il naso un mandato di cattura, ecco: vedi che ho ragione?».

Qualche minuto più tardi, privo delle cinta dei pantaloni, dei lacci delle scarpe e della cravatta, Salvatore D’Angelo è stato affidato alla custodia di un brigadiere.

Sia, però, che non fosse convinto della giustezza dell’accusa formulate dal funzionario.

Sia, che temesse qualche ceffone, il D’Angelo con una rapidità sconcertante e senza essere scorto da nessuno, ha silenziosamente guadagnato il portone che si apre su via Genova, ed è fuggito a gambe levate, reggendosi con una mano i pantaloni che minacciavano di cadergli sui piedi.

Il giorno seguente, assalito dal rimorso si è presentato nella redazione di un giornale cittadino, ed ha confessato il suo caso.

I cronisti si sono messi in contatto con l’avvocato Costa, difensore del D’Angelo, il quale ha consigliato il suo cliente di costituirsi, data la futilità dei reati addebitatigli.

Il giovanotto, pur con il viso oscurato da tristi presentimenti, ha varcato nuovamente il portone di via Genova.

Qui una sorpresa lo attendeva: i funzionari responsabili della sua fuga, per evitare «grane», si erano semplicemente dimenticati di trasmettere all’autorità giudiziaria il resoconto dell’accaduto: nessuno aveva denunciato l’evasione.

Buon per Salvatore D’Angelo il quale, ricevuto con molta gentilezza, dovrà così rispondere dei soli reati attribuitigli dal mandato di cattura e non della fuga.

Con la calda preghiera, s’intende, di non compiere più birichinate…

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