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Essere Fernando “NOF4” Nannetti: l’esperienza di Remo Lenci (che lo incarna da anni)

REMO LENCI: ESSERE FERNANDO “NOF4” NANNETTI
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Questa storia comincia qualche anno fa, quando, con il gruppo musicale volterrano MADAUS (A. Pacchi, A. Gualandri, D. Dainelli), nacque l’idea di introdurre i loro brani musicali nei concerti live non tanto con spiegazioni didascaliche ma con veri e propri monologhi dei personaggi di cui si parlava nelle rispettive canzoni.

Il loro primo disco, allora uscito da poco, era “La macchina del tempo” e la title track è un pezzo musicale scritto dal musicista e artista volterrano David Dainelli, ispirato direttamente dal graffito di Fernando “NOF4” Nannetti.

REMO LENCI: ESSERE FERNANDO “NOF4” NANNETTI © Carmela Librandi
Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Carmela Librandi

L’autore del brano, come molti volterrani e non solo, nelle sue giovanili incursioni all’ormai celeberrimo graffito presente al padiglione Ferri dell’ex manicomio di Volterra, era rimasto come tanti incantato osservando quelle parole, quei disegni, quegli “ingranaggi”, quei progetti incisi sul muro e, volandoci dentro con la sua fantasia e creatività da artista, si era immaginato che il Nannetti avesse voluto realizzare una macchina del tempo, forse per tornare di nuovo padrone della sua vita, della sua dignità negata …del suo tempo.

Ecco, io all’epoca avevo un’idea molto vaga di chi fosse Fernando Nannetti e della sua incredibile e gigantesca opera, più che altro era per me come una specie di “entità” affascinante, misteriosa, forse addirittura spaventosa, avevo sentito da adolescente persone che lo avevano conosciuto, racconti sulla sua vita e spiegazioni ai limiti della leggenda sul linguaggio da lui utilizzato nell’incisione sul muro (glielo avevano dettato gli alieni? Perché scriveva anche al contrario e rovesciato? Era una primitiva scrittura cuneiforme? Aveva poteri telepatici? Chi gli aveva insegnato tutte quelle cose? E così via).

REMO LENCI: ESSERE FERNANDO “NOF4” NANNETTI
Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Nannetti

E credo che, nonostante la mia innata ed irresistibile curiosità, volontariamente non volessi approfondire quella figura quasi mitologica per lasciarla fluttuare nel mistero della mia fantasia, o magari per paura di quello che avrei potuto scoprire, chissà…

Fatto sta che di fronte alla proposta dei MADAUS non ce l’ho fatta a tirarmi indietro, mi sono fatto coraggio e mi sono buttato.

Ho iniziato a studiare approfonditamente la storia di Fernando, a leggermi tutto il “libro della vita” di NOF4, con la trascrizione integrale del graffito e di altri scritti del Nannetti, ho guardato documentari, ascoltato testimonianze, teorie e interpretazioni della sua vita e della sua opera…

E la mia vita non è stata più quella di prima.

Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Nannetti
Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Nannetti

Quando mi sono messo a scrivere il monologo mi sono accorto che il coraggio non bastava, ero confuso, agitato, annebbiato, la sfida era al di là delle mie capacità ed è stato in quel preciso momento che è successo qualcosa di molto preciso: le parole mi sono arrivate direttamente nella testa e da lì alle punte dei polpastrelli per digitarle sulla tastiera del pc, mi sono sentito letteralmente “attraversare”, più che una dettatura sembravano ordini, garbati e dolci, ma ordini.

Qualcuno mi stava dicendo cosa dovevo scrivere, non so ovviamente chi o come e lascio ai lettori la libertà e la meraviglia di immaginare chi fosse…

E nonostante in quel periodo stessi studiando drammaturgia con un certo entusiasmo, il testo venne così, di getto, velocissimamente, e quando lo rilessi era come se l’avesse scritto un altro, mi accorsi che per la maggior parte erano parole dello stesso Nannetti con qualche incursione di David Dainelli e qualcos’altro di chissà chi … ma ormai il monologo era nato, viveva di vita propria e gridava la sua voglia di essere ascoltato.

Il passaggio successivo era interpretarlo, e un attore sa che una qualche forma di immedesimazione con il personaggio a cui si dà corpo è quantomeno necessaria … facile immaginare il senso di soggezione,
addirittura di impotenza, di fronte ad un personaggio di questa portata, peraltro dichiarato schizofrenico

…era come una specie di lotta interiore devastante e insostenibile, poi alla fine ho fatto la cosa più semplice: mi sono arreso.

Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Lia Liparesi
Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Lia Liparesi

Per lasciarsi andare serve tanto, troppo coraggio e in questo caso il risultato è stato persino sconvolgente.

Potrà sembrare scontato, banale o retorico ma è successo, da quel momento Fernando si è letteralmente impossessato di me, del mio corpo, ed io praticamente non dovevo fare niente, solo lasciarmi guidare e farmi muovere da lui, aprire bocca e dare voce alle sue parole, ero niente più che un “mezzo” per raggiungere scopi che non ero io a decidere.

Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Mara Samaritani
Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Mara Samaritani

E così il mio NOF4 ha preso vita, si è divincolato tra il pubblico dei concerti e dei teatri, ha sussurrato, urlato e pianto le sue parole, ha guardato gli occhi umidi degli spettatori, inebetiti dal suo sguardo che passava attraverso i miei, di occhi.

E poi c’è stato il Ferri, il padiglione psichiatrico giudiziario dell’ex Manicomio di Volterra, un edificio maestoso, imponente, a tratti terrificante, intriso di sofferenza, visioni e suoni allucinati che sembrano
quasi grondare da quelle mura, sempre più scrostate e cadenti, che tentano di resistere alla vegetazione che reclama i suoi spazi e la sua vita.

Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Remo Lenci
Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Grandoli

Su proposta dell’associazione “Inclusione, Graffio e Parola” e grazie alla potenza organizzativa dell’associazione “I luoghi dell’Abbandono” (che sono riusciti ad attirare sul colle Volterrano una quantità impressionante di visitatori da tutta Italia) abbiamo iniziato l’esperienza di portare il mio monologo di NOF4 proprio sotto, davanti, quasi dentro al suo graffito, alla sua mastodontica ed incredibile opera di art-brut che ti avvolge quasi a 360 gradi appena entri nel cortile del padiglione.

Qui è avvenuta una specie di sublimazione più che immedesimazione: arrivare lì la mattina presto, da solo, con la nebbia che attraversava i resti delle finestre crollate della struttura, d’inverno il freddo, a volte persino la neve, o la luce surreale delle stagioni di mezzo, o il vento che sbatacchia con violenza le ante…

Era come entrare in una specie di stato di coscienza che non avevo mai sperimentato, una dimensione totalmente diversa dall’ordinario, e mi cambiavo, indossavo i panni di Fernando, la tenuta bianca, il gilè…Alice mi raggiungeva per truccarmi in silenzio, mi sporcavo la testa, la faccia con la terra del graffito, con cenere e ragnatele … e Fernando era con me, dentro di me, mi proteggeva, mi dava forza, mi supportava ed io gli davo corpo, voce, emozione … forse dignità.

Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Carmela Librandi

Andrea Trafeli, il figlio dell’infermiere che per primo riuscì ad “interagire” col Nannetti e presidente della ONLUS Inclusione Graffio e Parola, accoglieva nel cortile del Ferri i visitatori, attoniti dalla scena e dalla presenza di Fernando, e dopo il monologo spiegava in dettaglio, con passione e coinvolgimento, la sua vita la sua opera, il suo grido di dignità umana negata.

E così è stato per decine di repliche al giorno, per centinaia e centinaia di volte davanti a migliaia di visitatori da ogni parte d’Italia e del mondo, non battevano ciglia, non staccavano i loro occhi umidi, commossi, senza parole, da Fernando, si perché era quasi palpabile la certezza, anche mia, che davanti a loro non ci fosse Remo, ma Fernando.

Sono sempre rimasto molto colpito da cani e bambini, anche loro con lo sguardo piantato addosso, che mi attraversava, per guardare Fernando.

Remo Lenci: Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Nannetti

Ogni volta era diverso, le reazioni del pubblico non hanno mai smesso di sconvolgermi, di arricchirmi e di provare un enorme senso di gratitudine sia per loro che per l’immenso Nannetti.

Siamo andati avanti per anni, lo abbiamo fatto di notte, al museo davanti ad alcuni spaccati del graffito, ogni volta con una prospettiva diversa, ogni volta un diverso stato di coscienza, per me e per chi era lì.

Poi è arrivata la pandemia e tutto si è fermato, in questo limbo sospeso che forse ci dà una minima idea di cosa possa significare l’alienazione, l’isolamento, la privazione di libertà che tanti oltre a Fernando hanno provato, ma che lui forse è riuscito ad urlare più forte graffiandolo in un intonaco…

Forse anche scrivendo queste parole che state leggendo qualcuno mi ha guidato, chissà … fate voi.

Essere Fernando “NOF4” Nannetti © Claudio Grandoli

Remo Lenci


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