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È pazza la giovane “svedese” di Sanremo

È pazza la giovane “svedese” di Sanremo

Data di pubblicazione:

13 Novembre 1962

Titolo:

È pazza la giovane “svedese” di Sanremo

Testata giornalistica:

Stampa Sera

TAG:

Riaperto un «caso» misterioso

Riconosciuta da medici e suore del manicomio di Alessandria, dove fu ricoverata nel 1957 – Intanto anche l’Interpol sta cercando la vera svedese scomparsa: come la conobbe Renata Valdieri

Dal nostro corrispondente

Alessandria, lun. mattina.

(g. c.) Il mistero della ragazza «svedese» seviziata a Bassano del Grappa, che ha dato non pochi grattacapi a varie questure, com’è noto, è crollato all’improvviso a seguito delle ammissioni rese dalla giovane, che non si chiama Helen Rhote e non è di Stoccolma.

Medici e suore dell’ospedale psichiatrico di Alessandria l’hanno riconosciuta dalle fotografie pubblicate dai giornali e che coincidono, sia pure con qualche lieve sfumatura a cagione degli anni trascorsi, con quelle scattate all’epoca del suo ingresso all’ospedale psichiatrico alessandrino.

Infatti il 22 gennaio 1957 la questura di Sanremo, la cui amministrazione provinciale era allora associata con quella alessandrina per il ricovero dei malati di mente, ordinava l’accoglimento nel nostro istituto di Renata Valdieri, fu Francesco, nata a Sanremo il 23 settembre 1943.

La giovane, debole di mente fin dall’infanzia, dopo aver sostato in alcuni istituti di cura, senza esito, veniva ricoverata e affidata alle cure dei professori Biasci e Pappalardo.

La diagnosi era di psiconevrosi isterica in soggetto oligofrenico (debole di mente) e tale è sempre rimasta durante la sua degenza ad Alessandria.

Anche allora la Valdieri appariva bugiarda e mitomane portata a inventare fatti romanzeschi, addirittura piccanti di cui si diceva essere stata protagonista.

Natura ribelle e amante della vita randagia, orfana del padre, caduto in guerra, e della madre, aveva avuto due fratelli periti nel 1941 per la guerra di Liberazione e di altri due fratelli e due sorelle non seppe mai dare il recapito.

Più volte aveva tentato di fuggire dall’ospedale psichiatrico

Evasioni da lei organizzate con astuzia, ma sempre sventate in tempo dal personale di sorveglianza.

Con altra ordinanza del 22 settembre 1959, Renata Valdieri veniva trasferita all’istituto psichiatrico di Volterra, da ove, dopo una nuova lunga permanenza, fuggiva.

Sospinta dal suo errare vagabondo era ritornata, verso la fine dello scorso settembre ad Alessandria, facendo visita alla suora del reparto ove era stata degente e che sempre l’aveva assistita con materne cure.

La religiosa, vedendola in misero stato, l’aveva esortata a fermarsi ancora in ospedale, al riparo almeno da tante burrasche.

Ma poco dopo Renata Valdieri sgattaiolava dal reparto, riprendendo la sua vita randagia.

Anche noi ci siamo chiesti perché, sulle prime, la ragazza abbia scelto le generalità di Helen Rhote, nata costei effettivamente a Stoccolma e che risulta mancante da casa dal luglio scorso, quando cioè scese in Italia per le vacanze.

Certamente la svedese deve aver sostato con la Valdieri per alquanto tempo, vittime forse entrambe di qualche protettore.

Ma la natura bugiarda e fantasiosa di Renata probabilmente mai porterà ad alcun indizio sicuro per rintracciare la svedese scomparsa.

Renata Valdieri di 19 anni

Renata Valdieri in carcere a Milano

Milano, lunedi mattina.

(t.) Anche l’Interpol si sta interessando al caso della diciannovenne Renata Valdieri di Sanremo, che si è spacciata per la svedese Helen Rothe di 16 anni.

L’entrata in campo della polizia internazionale è stata determinata da un importante particolare venuto alla luce nelle ultime ore.

Helen Rothe non è un nome inventato a caso; è il nome d’una ragazza di Stoccolma venuta in vacanza in Italia nella scorsa estate.

Una volta varcato il confine, della giovane turista si persero le tracce e da allora i genitori non hanno più avuto sue notizie.

La scomparsa della svedese era stata segnalata all’Interpol, che aveva inutilmente compiuto ricerche.

Ora Renata Valdieri ha inaspettatamente riaperto il «caso» misterioso.

Perché ha assunto quel nome?

La Valdieri ha detto di aver incontrato la giovane svedese che la polizia di tutta Europa ricerca da mesi.

Era sulla strada che da Roma porta a Grosseto e faceva l’autostop.

Conobbe così il suo nome, che le piacque e che in seguito adottò.

Intanto, mentre in tutta Italia sono state intensificate le ricerche della svedesina scomparsa, la Valdieri è stata rinchiusa nel carcere di San Vittore.

L’arresto è motivato da una denuncia per false dichiarazioni sulla sua identità personale e da una denuncia per atti osceni.

Com’è noto, la stessa Valdieri, quando fu trovata: contusa e ubriaca a Bassano del Grappa, disse di essersi accompagnata a quattro uomini che poi l’avevano anche picchiata.

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