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Babbo - Ex infermiere F.G.
Babbo – Ex infermiere F.G.

“Ciao babbo, ti devo raccontare un fatto che mi ha reso veramente infelice e furiosa. Ascoltami: dei delinquenti, irresponsabili ma soprattutto ignoranti, hanno scritto una frase, scema, con bombolette spray sul graffito di NOF4. Mi sono arrabbiata moltissimo! Poi ho deciso che anche io “esisto”, come ha graffiato sul muro il Nannetti e devo raccontare a tutti la parte della mia vita e della nostra famiglia vissuta a stretto contatto con il manicomio. ”

Jarab
Jarab, o meglio “Jarabbino” il cane “pecora” del babbo

Non vai a caccia oggi?

No, non mi tocca. Eh, vado un po’ lassù dai matti a portar a spasso la “pecora!”

“Lassù dai matti” è il luogo in cui mio padre ha lavorato come infermiere e caporeparto fino alla pensione. Il reparto del Ferri dentro l’ex ospedale psichiatrico di Volterra, la casa/ prigione di NOF4.

Babbo “Gambe”, saliva “lassù” ogni giorno con la “pecora” (è l’appellativo dato a tutti i suoi cani da caccia). Lassù c’è Tullio, c’è Aldo, altri ex infermieri cha tornano sul luogo di lavoro con la scusa di portare “a spasso” il cane. Loro sono i veri ed inconsapevoli  autentici protagonisti di un periodo che ha rivoluzionato la comunicazione sociale e il concetto di follia.

i genitori di babbo, anch'essi tutti e due infermieri dell'OPV
i genitori di babbo, anch’essi tutti e due infermieri dell’OPV

Mio nonno e mia nonna paterna erano infermieri psichiatrici assunti da Luigi Scabia: entrambi alti, potenti, duri. Mio padre era un infermiere psichiatrico, caporeparto, alto, grande, rude ma non parlava mai del suo lavoro. Una volta tornò a casa con un occhio nero ed io ascoltai l’ultima parte di una frase detta a quella santa donna che era mia madre:

Vedrai quel matto di Bandiera non si calmava e per mettergli le fasce c’eravamo in tre. Poi mi ha dato un cazzotto. Ma lo sai che dopo mi ha chiesto scusa

Babbo ed ex infermiere F.G. con un degente
Babbo ed ex infermiere F.G. con un degente

“Bandiera” mette le lettere delle parole nei posti sbagliati; lui è come un bambino in un corpo da adulto. Pochissime volte mio padre racconta qualche aneddoto durante il pranzo, sempre con tanta tristezza ma anche tanta ironia:

lo sai Neda che ieri Bandiera ci ha fatto proprio “girare i c..”

Oggi però mi ha battuto la sua manona sulla spalla e mi ha detto: “Franco, legami a letto, vedrai cambia il tempo e io divento matto!

No, non resisto più. Devo andare via dalle Colombaie. Li ci sono tanti poveri disgraziati , piccini come la nostra figliola, tutti deficienti e mi fanno star male. Voglio venire via!

E così, l’ispettore generale  l’ha rimandato a portare i sacchi con la biancheria sporca, come gli ultimi arrivati.

“Dietro il volto di un matto c’è un villaggio”

(Fabrizio De Andrè) 

Volterra è sempre stata una città-manicomio, con gli orrori e i cattivi, con le brave persone  e tanta inclusione. Quando ero veramente piccola entravo con mamma dal cancello di San Lazzero per portare il pentolino con la cena per  babbo Tenevo stretta la mano della mia mamma, ma tutto mi affascinava. Tutto era così grande: i cancelli, i giardini, la panchine, il bosco. C’erano poi  le urla dei draghi e dei mostri affacciati alle finestre con le sbarre, poi incontravo il giullare con i pantaloni sopra il ginocchio che, con voce stridula,  mi salutava e sorrideva senza denti.

Seduta sulla panchina la bambina con un viso rugoso e distratto aveva tanti fiocchi in testa e le bambole in braccio.

Al di fuori del cancello, c’erano il Vigile con la paletta e il clown “Bruciaboschi” con i  pantaloni larghi larghi che diceva a tutti

babbo al manicomio insieme ad un paziente
babbo al manicomio insieme ad un paziente

Fatti i capelli, vigliacco!

Per questo sono diventati miei amici.

Ogni anno, per la Befana, un signore mi comprava la calza piena di dolci perché anche la sua bambina era bionda come me e non l’aveva mai più vista.

Da Pisa, Lina, moglie di un “matto” rimase per qualche giorno ospite in casa nostra e la nostra amicizia dura ancora con suo figlio e i nipoti . 

Ma Volterra è ancora la città dei matti!

Babbo davanti al graffito di NOF4
Babbo davanti al graffito di NOF4

Per tanti anni ho fatto le supplenze nella scuola  e alla domanda da quale città arrivi , io rispondevo:

“Salve, Sono di Volterra!”

“Ah, ma senti, ci sono sempre in giro i matti? Certo siete proprio messi bene eh!

E tutte le volte avrei voluto rispondere loro così, come ha scritto Alda Merini:

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!

“Graffiare la vita. Graffiare per esistere.”

(Angelo Lippi)

I miei figli hanno frequentato tutti gli anni scolastici insieme a bambini e ragazzi con problemi: sono felice perché anche loro hanno imparato tantissimo da questa esperienza. L’inclusione, la tolleranza e le tantissime emozioni hanno valorizzato il loro patrimonio culturale. Sono certa che entrambi hanno i presupposti per capire gli emarginati, gli esclusi e tentare di salvare anche “il libro della vita” graffiato sulle pareti del reparto Ferri da NOF4, Nannetti Oreste Fernando.

Ciao Babbo – A.G.

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