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Ciancotti in preda alla follia non potrà comparire in Assise

Ciancotti in preda alla follia non potrà comparire in Assise

Data di pubblicazione:

2 Ottobre 1956

Titolo:

Ciancotti in preda alla follia non potrà comparire in Assise

Testata giornalistica:

l’Unità

TAG:

Cronache del Palazzo di Giustizia

La « famiglia maledetta » uccise un vecchio possidente perché temeva che passasse a nuovi amori.

Il protagonista delle fosche vicende della « famiglia maledetta » è tornato all’attenzione del cronista per la singolare accettazione del documento che lo citava in giudizio dinanzi alla I Sezione della Corte d’Appello la citazione non è stata consegnata a lui, ma al direttore del manicomio di Volterra, che non ha potuto ammettere l’ufficiale giudiziario nella cella di Eugenio Ciancotti, tornato da qualche tempo nei lacci della follia.

In conseguenza di questa provata impossibilita del Ciancotti di intervenire alla sbarra, il processo che lo riguarda è stato rinviato a nuovo ruolo.

Eugenio Ciancotti uccise il padre e la moglie, in due diversi momenti, con la complicita di due fratellastri e della loro madre che conviveva col vecchio.

I fatti delittuosi ebbero inizio nel lontano dicembre 1944.

Il 19 di quel mese fu rinvenuto morto in fondo al pozzo di un terreno da sua proprietà detto « Vignaccia », sulla Casilina.

Il possidente Giuseppe Plazzi, l’amante Apollonia Zanzi, i figli di lui (ma non di lei) Walter e Mario Plazzi, il figlio adulterino Eugenio Ciancotti.

Tutti conviventi sotto lo stesso tetto, dichiararono che il vecchio era caduto accidentalmente nel pozzo ed era rimasto ucciso.

Furono creduti, e per un anno circa non si parlò più del fatto.

In realtà Giuseppe Plazzi uomo pronto all’avventura di amore, era stato colpito alla testa in un magazzino dai figli di Walter ed Eugenio Ciancotti perché essi temevano, insieme con la Zanzi e il fratello Mario, che il vecchio potesse disporre dei suoi beni non come l’amante e i figli speravano.

Egli si era infatti invaghito di tale Emma Bonfiglio, dalla quale aveva avuto altri tre figli, e lasciava capire che l’idea di sposarla cominciava a germogliare tenacemente nella sua fantasia e desiderio.

Il Plazzi, dopo aver avuto il Mario e il Walter dalla moglie legittima, era rimasto vedovo.

Si unì con la Zanzi, ma prese in casa Eugenio Ciancotti, frutto di una sua precedente relazione adulterina.

Tornato con nuovo ardore alle imprese giovanili, si trovo di fronte alla rabbiosa reazione della bizzarra famiglia che intorno a lui si era arroccata.

Walter ed Eugenio lo stordirono con un colpo alla testa, lo trasportarono sull’orlo del pozzo, lo lasciarono cadere in fondo.

Tutto — come si è detto — era sembrato regolare.

Ma nel giugno del 1945, un secondo omicidio portò alla luce l’intera vicenda in tutti i suoi particolari.

Eugenio Ciancotti si era sposato con una bella greca, di nome Kariklia Ikonomopulos, e dopo breve tempo si vide costretto a commettere un secondo omicidio.

Il primo aveva colpito il padre, il secondo fu diretto contro la moglie.

I discorsi semiallusivi dei familiari avevano insospettito la giovane donna, che comincia a ritenerli tutti responsabili della morte del vecchio.

In queste condizioni fu presa la delittuosa decisone di sopprimere la greca.

Mario Plazzi e il marito la invitarono ad una gita in barca, e quando furono al largo colpirono la disgraziata con una bottiglia sulla testa.

Le fissarono un peso al piede e la gettarono in mare.

Ma il peso si sciolse dal piede e il cadavere della donna riemerse dalle acque di Ladispoli.

Il suo corpo fu ritrovato il 17 giugno del 1915.

Quando Eugenio Ciancotti si trovò dinanzi alle guardie, confesso il suo crimine orrendo e indico come correi i familiari.

In Corte d’Assise il processo nei confronti del protagonista venne stralciato: la demenza aveva già colpito il Ciancotti, che non comparve dinanzi ai giudici.

Walter Plazzi fu condannato a 24 anni, Mario a 18, la Zanzi a 21

In appello le pene furono rispettivamente ridotte a 20 anni, 12 anni e 13 anni e 4 mesi

La Cassazione confermò la seconda sentenza.

Il superstite non potrà comparire in Assise.

Sarebbe comparso alla sbarra per rispondere del suoi gravissimi crimini, il 19 ottobre.

La folla lo tiene incatenato nel manicomio di Volterra.

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