A Volterra si apre un capitolo nuovo per lo Psichiatrico

24 . 05 . 1978

A Volterra si apre un capitolo nuovo per lo psichiatrico

A Volterra si apre un capitolo nuovo per lo psichiatrico

Convegno del PCI dopo l’approvazione della legge stralcio

La nuova legge abolisce manicomi
Cosa comporta il superamento della struttura chiusa
Un’esperienza che ha fatto cadere barriere e cancellate

Cosa raccontano i degenti

L’intervento del compagno Scarpa

VOLTERRA — Giorno di mercato a Volterra.

La città si anima di voci, di contrattazioni, le strade si affollano, nei ristoranti c’è il «tutto esaurito» perché il bel tempo ha chiamano i turisti e la gente dei centri vicini.

capitolo nuovo per lo psichiatrico

Anche in quell’altra città che vive nel perimetro di Volterra, l’ospedale psichiatrico, la giornata scorre in modo insolito. Le stradine fra gli alberi, fra i complessi edilizi del «manicomio», sono percorsi da volti nuovi.

Seduti sulle panchine e sugli scalini, mentre si preparano a trascorrere una giornata come tutte le altre con il lavoro a maglia e le passeggiate, i degenti osservano l’insolito viavai.

Quando, nel teatro dell’ospedale, inizia il convegno organizzato dalle federazioni del PCI di Pisa e Livorno su: «Psichiatria, riforma sanitaria per il rinnovamento dello Stato», oltre agli amministratori delle due province, ai funzionari di partito, agli operatori psichiatrici, ai compagni dell’ospedale e della città, partecipano numerosi degenti.

E a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge stralcio che chiude il triste capitolo sul manicomi, proprio l’intervento, la testimonianza di un degente mette in risalto con semplicità i caratteri segreganti, che allontanano il cosiddetto «matto» dalla società, le gravi difficoltà di superare nei fatti questa istituzione.

«Sono 40 anni che sono qui, mi è toccata questa croce» ha esordito il ricoverato: ma il suo discordo si è ben presto allargato alla situazione di quelli con cui vive da tanti anni, parlando degli anziani, degli handicappati, «vengono buttati nel manicomio, tanto paga la società. Poi. dopo tanti anni. non hanno più famiglia, non hanno più casa, non un posto dove andare, e scelgono di restare qua dove ormai sono abituati a vivere».

I lavori del convegno sono stati aperti dalla relazione di Giovanni Brunale, segretario del PCI a Volterra: una «traccia» di intervento politico che è stata ribadita in quasi tutti gli interventi e che ha raccolto larghi consensi.

Anche se bisogna sottolineare che durante la giornata non sono mancate vivaci discussioni su aspetti particolari e sui modi di applicazione della legge.

Autocritiche, difficoltà nel territorio delle due province, la necessità di un intervento pronto sulle realtà specifiche, di superare i discorsi per «rimboccarsi le maniche», sono state raccolte poi nelle conclusioni di Sergio Scarpa, responsabile del settore sanità del partito.

I grandi temi nazionali, la crisi sociale ed economica, le lotte e le conquiste del movimento operaio, il grave momento che stiamo attraversando e la risposta delle forze democratiche e della popolazione sono stati il terreno su cui si è svolto un convegno che si è quindi allacciato alla realtà specifica di Volterra e delle due province, Pisa e Livorno, che dal ’63 gestiscono con un consorzio interprovinciale lo ospedale psichiatrico.

In questi quindici anni, dalla costituzione del consorzio che rilevò l’ospedale amministrato da un’opera pia e sull’orlo del collasso economico e finanziario, ad oggi, le due amministrazioni hanno cercato di qualificare il servizio sanitario psichiatrico con una nuova politica di intervento.

Presupposti essenziali sono stati il ricovero solo di ammalati provenienti dal territorio delle due province e la realizzazione di un organismo elettivo per gestire l’ospedale.

L’ospedale si è aperto: cadute le barriere, i muri divisori, le cancellate, ma soprattutto si è cercato di rendere la dignità di uomini ai ricoverati, creando momenti comunitari anche a livello di gestione della struttura ospedaliera, con comitati di gestione ed assemblee.

Reparti misti, rapporti sempre più stretti con i comuni di provenienza dei degenti, hanno permesso — ricollegando molti ammalati al loro territorio — di portare avanti una politica di deospedalizzazione: nel ’63 c’erano 2.487 ricoverati, nel ’75 (inizio della nuova presidenza) 1.079, oggi sono 825.

Per Volterra, una città che ha nel manicomio la sua maggiore industria, si apre un capitolo nuovo. Un capitolo che non è andato esente da polemiche, perché si tende ad una riduzione degli addetti con il superamento dell’ospedale psichiatrico.

Per questo, blocco delle assunzioni e mobilità del personale.

«L’alta Val di Cecina ed in particolare l’economia volterrana — è stato detto nella relazione — presentano un divario marcato tra settori produttivi e settore terziario, tale da aver creato negli anni condizioni di vita e di insediamento umano sempre più difficili», una situazione dovuta a scelte operate nel passato dalla DC, scorrette e spesso dovute ad una gestione clientelare del potere.

Ora il futuro di Volterra si gioca sulla conquista di nuovi investimenti nelle aziende e nei settori produttivi, di nuovi insediamenti, di una migliore utilizzazione delle ricchezze geotermiche, di uno sviluppo dell’agricoltura, del settore dell’alabastro e del turismo per allargare le basi produttive dell’intera zona e creare nuovi sbocchi occupazionali.

Il convegno di Volterra ha voluto porre il problema della psichiatria non solo come dibattito culturale ma come un elemento per la riforma dello Stato, in stretta relazione con un diverso sfruttamento delle risorse, per la occupazione e la qualificazione dello stesso personale sanitario.

Una battaglia per la salute, per il potenziamento della medicina di base, per un intervento sanitario sul territorio condotta dal movimento democratico che non è disgiunta da quella più ampia per risollevarsi dalla crisi sociale ed economica ed elevare la qualità della vita nel paese.

«Siamo in una fase delicata, difficile — ha detto l’assessore provinciale di Livorno, Mauro Bicchi — di trapasso da una situazione sanitaria priva di un piano organico, ad una fase nuova, ancora tutta da costruire».

Dopo gli interventi dei sindacalisti degli amministratori, degli operatori del settore, Scarpa ha concluso il convegno («Il primo dopo la legge stralcio sulla psichiatria, una tappa importante nel dibattito in corso sulla ristrutturazione dei servizi sociosanitari» come ha sottolineato il direttore del CIM di Pisa).

Scarpa ha ricordato come si stia vivendo un processo non indolore, di estremo travaglio per la trasformazione della società.

Un momento in cui, di fronte ad una grave crisi sociale ed economica, il movimento operaio risponde superando i tradizionali modelli, verso una politica di larghe intese per la trasformazione della società.

In questo contesto la lotta per la sanità è orientata alla prevenzione e alla riduzione degli «sprechi di salute».

«Le conquiste acquisite — ha continuato Scarpa — sono forse più avanzate di quanto il tessuto amministrativo istituzionale, sociale, sia in grado di recepire».

E’ quindi ancora da combattere una battaglia culturale per appropriarsi delle potenzialità della legge, per applicarla in modo da sfruttare ogni spazio che si viene ad aprire.

Una critica anche alla situazione delle due province a convegno: ci sono e ci sono stati ritardi.

Pisa e Livorno non hanno ancora costruito nel territorio strutture alternative a complessi segreganti come l’ospedale psichiatrico: sono ancora presenti nelle realtà di queste province istituzioni di «parcheggio» per chi non è sufficientemente produttivo per questa organizzazione sociale. «Occorre il coraggio delle decisioni alternative» come aveva ricordato un’operatrice psichiatrica.

Una riflessione autocritica che si è levata dall’intero convegno per affrontare i nodi per un reale superamento dell’ ospedale psichiatrico e di tutte quelle istituzioni segreganti per gli handicappati, i bambini e gli anziani.

Silvia Garambois

L’Unità – Mercoledì 24 Maggio 1978


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